Dopo lo streetfood, il walkfood a Licata Cibo itinerante tra spiagge e beni archeologici

Dopo lo streetfood, il walkfood. Nell’era in cui esplodono le tendenze legate al cibo, al vocabolario quotidiano si potrebbe aggiungere un altro neologismo: quello che coniuga il mangiare al camminare. E dopo essere stato finger, slow e street, il food diventa anche itinerante: domenica 13 a partire dalle 9, a Licata, si svolgerà un’iniziativa che alterna il trekking alle degustazioni eno-gastronomiche. WalkFood Licata è una passeggiata che inizia dalla chiesa più antica della città, Santa Maria La Vetere, per poi salire fino a quella più alta, Pompei, e attraversare la zona archeologica ellenistico-romana; successivamente i visitatori passeranno in rassegna molti dei monumenti simbolo della città del mare: dal Castel Sant’Angelo al Parco delle Ville Liberty, passando per l’Ipogeo Stagnone. 

La prima degustazione si svolgerà proprio tra sentieri e natura, con la tradizionale granita al limone che verrà, per l’occasione, destagionalizzata. Il percorso predisposto dall’associazione Qanat continuerà, poi, lungo un consistente tratto di spiaggia caratterizzato dalle tipiche timpe, ossia i calanchi a strapiombo sul mare; al rientro in città sarà, infine, la volta dei quartieri antichi, primo tra tutti la Marina: una kasbah di chiare origini arabe. Ultima tappa, lo storico quartiere di San Calogero, dove i partecipanti saranno accolti dalla degustazione di prodotti che affondano le radici nella tradizione: i muffuletti, cioè le pagnotte aromatizzate all’anice e al finocchietto e condite con il tonno, che solitamente vengono preparate durante la Settimana Santa. 

Architettura, sport e folclore, ma anche sinergia tra i produttori locali che hanno aderito all’iniziativa: saranno, infatti, presenti pure pasticceri, cantine vinicole e commercianti di prodotti biologici. Il walkfood, dunque, si pone come ulteriore modo di fare turismo, in linea con le attitudini del momento: trekking naturalistico, prodotti biologici e ricette tradizionali, nella cornice di un’isola che si svela non solo ai forestieri ma anche agli stessi siciliani.


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