Vigilia dellottava giornata di campionato. Il Catania affronterà il Bari al Massimino, ore 12 e 30. A Torre del Grifo, sede degli allenamenti dei rossazzurri, lallenatore Giuseppe Sannino risponde alle domande che gli vengono poste dai giornalisti e dagli addetti allinformazione presenti.
«Le problematiche a cui dobbiamo far fronte sono arcinote. Sarebbe inutile fare anche la conferenza se questa deve limitarsi allelenco di squalificati, infortunati ed altri indisponibili. Dovrebbe anzi esser la società, lo staff medico, a parlare di questo. Non io. A me non mi piace piangermi addosso».
Tra le tante problematiche, anche lassenza di un difensore centrale di ruolo da affiancare a Sauro, unico disponibile. Ultimo, linfortunio occorso a Castro, che ha spinto Sannino a provar anche un nuovo modulo. «Abbiamo cercato di lavorare nel miglior modo possibile per dare serenità a qualche ragazzo che certo partirà dallinizio ed ai compagni che dovranno dar loro una mano. Il 3-5-2 potremmo anche adottarlo a partita in corso. Tuttavia il 4-3-3 ci dà più certezze ed è con questo modulo che ripartiremo».
Chiesto, ma non ancora concesso dalla società, daprire le porte di Torre del Grifo ai tifosi nel corso della settimana. Anche questo potrebbe influire sul rendimento? «Isolarsi, dentro questo centro, senza saper quel che ci aspetta fuori non aiuta. I mass media vedono, scrivono, dobbiamo prendere atto della verità. I ragazzi lhanno capito. In questo momento non ci sono parole per far dare ai ragazzi qualcosa in più. Loro danno sempre il massimo. Dobbiamo capire come porci di fronte alla partita. Latteggiamento faccia a faccia con lavversario è determinante».
Un pensiero ai tifosi, imbufaliti per il rendimento della squadra, penultima in serie B. «A loro dobbiamo solo rispetto e grazie, anche sotto i fischi o la contestazione. Anche così si dimostra il loro attaccamento verso la maglia. Bisogna dar loro delle risposte, sia nei momenti belli che in quelli brutti. E gente che fa sacrifici per venirci a vedere, per starci accanto. Senza di loro il calcio sarebbe deprimente. Però, dico che far muro contro muro non porta da nessuna parte. La parola mercenari, in campo, è pesante. Noi dobbiamo parlare poco e far tanto».
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