Difficoltà e speranze del calcio giovanile ai tempi del Covid Katane Soccer e Teamsport tra crisi e voglia di ripartenza

Paura, incertezza e tristezza per i propri ragazzi: ma anche una passione enorme che spinge ad andare avanti nonostante tutto. Katane Soccer e Teamsport Millennium sono tra le più prestigiose società di calcio giovanile in provincia di Catania: una cartina di tornasole importante, dunque, per capire l’attuale stato di un movimento che è stato duramente colpito dalla crisi legata alla pandemia di Covid-19. Gli scorsi campionati sono stati sospesi a marzo. In questa stagione, invece, quelli provinciali non hanno mai visto la luce, mentre le competizioni regionali sono ferme da fine ottobre. I punti di vista di Alessandro Ragonesi e Salvo Foranna sono preziosi non solo per capire le attuali ed enormi difficoltà affrontate dalle associazioni sportive dilettantistiche, ma anche per individuare strategie e percorsi virtuosi da intraprendere nel periodo post-Coronavirus.

Non si può non partire dallo stato d’animo dei giovani calciatori. «Bambini e ragazzi hanno ancor più paura in questa situazione – conferma Foranna, presidente Teamsport – psicologicamente è dura. Riuscire a svolgere attività a livello individuale, quindi, serve a dar loro un pizzico di gioia e speranza: è importante aiutarli a stare meglio. I nostri tecnici hanno organizzato degli allenamenti che non prevedono contatti». Gli allenamenti individuali sono importanti per dare un minimo di continuità al lavoro svolto: «Non poter fare spogliatoio – gli fa eco il d.g. della Katane Ragonesi – è ovviamente penalizzante. Queste sessioni, in tutta sicurezza, permettono però ai nostri tesserati di mantenere una forma fisica idonea e di proseguire comunque il progetto di crescita. I ragazzi sono tristi ma consci della situazione e partecipano molto volentieri a queste attività».

Altro tasto assai dolente è quello relativo alle ricadute economiche legate all’attuale inattività. «La Katane – ricorda Ragonesi – ha un centro sportivo di proprietà che abbiamo adeguato e rimodernato, con costi importanti. Un’organizzazione come la nostra, con 400 tesserati e una maggioranza di bambini che frequentano la scuola calcio, è dunque in grande difficoltà. C’è anche il rischio di non poter far fronte agli impegni già presi con i fornitori: essendo tutto fermo, infatti, non possiamo sovvenzionarci». Situazione del tutto simile anche in casa Teamsport: «Il nostro centro sportivo è chiuso ormai dai primi di ottobre e – precisa Foranna – vive soltanto grazie alla scuola calcio. I danni sono enormi, non ho voluto fare calcoli più precisi per evitare di farmi male da solo. Avevamo speso ulteriori risorse, fra l’altro, anche per rinnovare prati e tappeti sintetici per la ripartenza dopo il lockdown».

Le misure attuate a livello governativo tra prima e seconda ondata della pandemia hanno potuto aiutare solo in parte realtà danneggiate in maniera dura dall’interruzione delle attività. «Durante il lockdown l’aiuto ci ha permesso di solo di ammortizzare i costi. Tutto ciò che è legato a bollette o introiti persi – ribadisce Foranna – però non può essere più recuperato: impossibile farlo senza riprendere le attività. Abbiamo anticipato anche i soldi per iscrizioni a campionati e tesseramenti di una stagione sportiva che dopo tre partite si è fermata». Ragonesi apre un altro fronte importante: «Capisco non sia facile trovarsi al comando in situazioni del genere, ma le attuali misure di ristoro una tantum non possono bastare. Se non ci sarà una riorganizzazione globale dello sport dilettantistico – dice il d.g. della Katane – molte società come le nostre andranno a morire. Servono interventi di supporto tarati sul medio-lungo periodo e tocca alla Federazione assumersi questo onere».

Crisi può dunque far rima con speranza e rinascita? Sì, ma soltanto se l’attuale situazione servirà a ridefinire rapporti di forza e priorità all’interno di un sistema calcio che non è più sostenibile. «Adesso come non mai – afferma Ragonesi – ci sono tutti i presupposti per ridiscutere le regole: al momento siamo abbandonati a noi stessi. Ci vuole più considerazione per chi plasma non solo gli atleti del futuro, ma anche dei cittadini migliori». Il Coordinamento scuole calcio della Sicilia, nato proprio la scorsa primavera, può sicuramente servire a questo scopo: «Abbiamo costituito lo statuto – ribadisce Foranna, uno dei fondatori – e ci sono sempre più società che iniziano ad affiliarsi e credere a questo progetto. Essere uniti e compatti può aiutare a far sentire meglio la nostra voce. Magari iniziando ad essere interpellati dalla Federazione al momento di organizzare le attività. La nostra esperienza da uomini di campo – conclude – è fondamentale».


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