Dentro e fuori di noi tutto cambia

Panta rei. Tutto scorre, davvero. Intere generazioni di italiani hanno ascoltato i loro docenti di filosofia spiegare il concetto eracliteo del continuo fluire delle cose, dell’impossibilità della stasi, attribuendo, nel corso di un’esistenza intera, un significato personale al celebre motto. Una profondità sempre nuova e moderna. Alcuni, fra questi liceali, hanno poi intrapreso la professione di insegnante; a contatto con le nuove generazioni, si sono provati ogni giorno, più di tutti, sul concetto di evoluzione: del sapere, del contesto sociale, del modo di essere degli studenti, delle riforme. Hanno resistito a ogni cambiamento di tempo, talvolta cavalcato il nuovo, ingoiato i rimbrotti di una società che li ha sempre creduti poco laboriosi, perchè incapace di quantificare il loro lavoro.

Fra loro, ancor oggi, in questo tempo speciale per la scuola, alcuni rimangono a guardare fluire il fiume. I più ne hanno lasciato le sponde, incamminandosi sul sentiero della protesta. Decisi a difendere, dal decreto Gelmini, la dignità dell’istruzione e della ricerca, la trasparenza del reclutamento tramite graduatoria, il posto di lavoro.

In tutta Italia fioriscono, quotidianamente, iniziative a difesa della scuola pubblica, contro un decreto che ne abbasserebbe la qualità, mettendone in discussione lo stesso valore.

Difficile è sintetizzare tutti i contenuti della riforma ma ciò che nella legge 133 dell’agosto ‘08 appare più evidente è il notevole incremento del numero di alunni per classe, la riduzione dell’orario scolastico nella scuola primaria e, in particolare, la decurtazione delle ore di inglese, la razionalizzazione dell’orario e del tempo prolungato nella secondaria di primo grado, la razionalizzazione dell’organico per i corsi serali e la revisione dei curriculi nelle secondarie di secondo grado. Ciò che si legge dal quadro degli interventi del Ministero dell’istruzione è che i tagli al personale docente, entro il 2012, ammonteranno a 87.341 unità e quelli al personale ATA a 44.500. Nella sola Sicilia, e nella sola scuola elementare, si perderebbero oltre 7.000 posti di lavoro.

Secondo quanto risulta dal quadro degli interventi del Ministero, anche gli studenti avrebbero poco da sorridere, aumentando la loro incidenza sul gruppo-classe del 20% a partire dal 2009, del 10% nel 2010, di un ulteriore 10% nel 2011. Ciò, parrebbe abbastanza chiaro, a detrimento della qualità dell’insegnamento. Infatti, la media di un docente per 10 alunni, più bassa delle medie europee, non risponde, come è noto, alla realtà delle classi italiane, essendo calcolata in tale media la docenza degli insegnanti di sostegno.

Di fronte a questi numeri, si diceva, è crollata la beata atarassia che caratterizza la società d’oggi. Persino la pigra Ragusa, è in fermento: gli insegnanti di tutti gli ordini di scuola hanno costituito un comitato spontaneo e organizzato un’assemblea cittadina per venerdì 24/10, alle sei di pomeriggio, al liceo Scientifico; gli alunni di quasi tutte le scuole superiori hanno organizzato assemblee straordinarie, per studiare i cambiamenti e informare quanti ne fossero ignari, e ore di autogestione, per preparare alcuni momenti di protesta.


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