Un appalto pubblico, una scia di intercettazioni e due cognomi che a Castelvetrano non passano inosservati. Sullo sfondo dell’inchiesta per corruzione alla Regione Siciliana riemergono i fratelli Matteo e Giovanni Filardo, imprenditori del movimento terra con legami familiari con l’ex boss mafioso superlatitante Matteo Messina Denaro. Non sono destinatari di misure cautelari, ma il loro […]
Selinunte, i cugini di Messina Denaro nell’affare posidonia: «Almeno 400 euro al giorno li deve dare»
Un appalto pubblico, una scia di intercettazioni e due cognomi che a Castelvetrano non passano inosservati. Sullo sfondo dell’inchiesta per corruzione alla Regione Siciliana riemergono i fratelli Matteo e Giovanni Filardo, imprenditori del movimento terra con legami familiari con l’ex boss mafioso superlatitante Matteo Messina Denaro. Non sono destinatari di misure cautelari, ma il loro nome compare nelle carte dei magistrati per il forte interesse mostrato verso i lavori di rimozione della posidonia dal porticciolo di Marinella di Selinunte. Un appalto finito sotto la lente dei pm perché ritenuto inserito in un più ampio sistema corruttivo. Non è la prima volta che ai due vengono rivolte attenzioni giudiziarie. Matteo Filardo , arrestato nel 2010 nel blitz Golem 2, viene assolto in via definitiva due anni dopo. Il fratello Giovanni, invece, compare anche nell’inchiesta Eden, blitz che poi gli è valsa una sentenza irrevocabile per mafia datata 2016.
I fratelli Filardo e i contatti con l’imprenditore Giovanni Aveni

Il 26 gennaio 2024 viene intercettata una telefonata tra Giovanni Filardo e l’imprenditore peloritano Giovanni Aveni, titolare dell’appalto al porticciolo di Selinuente e anche lui indagato nell’inchiesta della procura di Palermo. Filardo, che però si presenta a nome del fratello Matteo, annuncia la propria disponibilità operativa: «Abbiamo telefonato – spiega ad Aveni -, siccome abbiamo visto che dovrebbe fare un po’ di lavori qua… dico c’è sempre la nostra disponibilità, se vi serve qualche mezzo, qualche cosa». Cinque giorni dopo, i due tornano a discutere. Prima è Aveni a comporre il numero di Filardo, senza però ottenere risposta. Poi è Giovanni Filardo, sempre spacciandosi per il fratello Matteo, a ricontattare l’imprenditore titolare dell’appalto a Selinunte. I due si mettono d’accordo per vedersi di presenza a Palermo l’indomani. Cosa che effettivamente accade, ma a presentarsi all’appuntamento è il vero Matteo Filardo: il fratello, infatti, non può allontanarsi da Castelvetrano perché sottoposto a misura di prevenzione.
Elasticità e collaborazione per «caricare l’alga»
Terminato il faccia a faccia con l’imprenditore, i fratelli Filardo si confrontano sulla disponibilità percepita di Aveni. «Elastico era stamattina, no?», chiede Giovanni Filardo. «Ehm, sì, fra virgolette, mi è sembrato contento… Uno, già da come parla, si vede se è contento di vederti o se gli stai vunciando la minchia». Il 4 marzo 2024 i fratelli Filardo vengono nuovamente intercettati a parlare dell’appalto. Questa volta, però, come emerge nei documenti dell’inchiesta, sottolineando di «avere ratificato un accordo di massima con Aveni». «Quello – dicevano – vuole caricata l’alga… Almeno 400 euro al giorno deve darli per la macchina: 400, 450, 380, dipende da cosa si fa, ma vedi che sono soldi».
La collaborazione con i castelvetranesi, però, avrebbe creato non poche preoccupazioni ad Aveni. Tanto che l’imprenditore peloritano decide di andare a Castelvetrano per incontrare i Filardo. Un altro faccia a faccia, anche questo monitorato dagli inquirenti, all’interno di un bar della cittadina trapanese. In questo contesto, ma solo telefonicamente, entra in scena anche l’imprenditore di Favara Carmelo Vetro. Informato della possibilità di inserire i Filardo nell’appalto e dopo le iniziali titubanze, si sarebbe arrivati a un accordo. «I Filardo – si legge nei documenti – dovevano essere imprescindibilmente coinvolti nell’appalto e Vetro a questo punto, da mafioso conclamato, comprendeva l’antifona e ritornava sui propri passi». Il 17 luglio 2025 iniziano ufficialmente i lavori nel cantiere di Castelvetrano.
Appalti al porticciolo: l’accesso agli atti del M5s
Dopo il clamore dell’inchiesta giudiziaria, a chiedere approfondimenti sui lavori al porticciolo di Selinunte è anche la deputata del Movimento 5 stelle Cristina Cimminisi. Nei giorni scorsi, l’esponente pentastellata ha presentato una richiesta di accesso agli atti al Comune di Castelvetrano e alla Regione, per conoscere quante volte Aveni e Vetro abbiano lavorato alla rimozione della posidonia a Selinunte. «Le notizie che emergono dall’inchiesta sono gravissime e impongono piena chiarezza politica e amministrativa». «Saremmo davanti a un fatto di assoluta gravità – aggiunge Salvatore Di Benedetto, referente del gruppo territoriale M5s di Castelvetrano -. Parliamo di lavori pubblici, risorse regionali e di una vicenda che, da anni, ricade sulle spalle dei pescatori e dell’intera comunità di Marinella».