Coworking, fare rete e lavorare insieme Una realtà in espansione con qualche flop

Lavorare in uno spazio condiviso mantenendo la propria indipendenza. E’ Il coworking, la condivisione della stessa area di lavoro che offre una soluzione al problema di molti professionisti atipici, costretti magari a stare isolati, in casa, con tutte le distrazioni e il possibile abbrutimento del caso. «Avere un luogo deputato per il lavoro è diverso che lavorare da casa, rende più produttivi. E poi, stare a contatto con altre persone è più stimolante», afferma Carlo Sisalli, tra gli ideatori dello spazio a Catania Colorwork che sarà inaugurato il prossimo 14 maggio. E sempre più numerosi sono gli spazi di coworking in città. E’ maggiore, infatti, «l’esigenza di avere dei luoghi organizzati per professionisti che siano gradevoli, magari colorati, in cui socializzare e per cui magari si possa spendere poco», continua Sisalli.

E proprio questo è lo scopo dell’apertura di spazi in cui i professionisti, di solito, si uniscono per competenze e interessi. Anche se ciò non ne costituisce una esclusiva. Colorwork al viale Vincenzo Giuffrida, ad esempio, vuole essere uno spazio per attività legate al settore audiovisivo, con anche la possibilità di noleggio delle attrezzature professionali per la produzione e post produzione di progetti audio-video. «Nasciamo adesso, siamo ancora alla versione 1.0, ma siamo fiduciosi che lo spazio che abbiamo pensato, un appartamento confortevole e colorato, possa contribuire a portare avanti sia i nostri progetti che quelli di altri in uno spirito di cooperazione e condivisione». Per accedervi bisogna pagare un abbonamento mensile di 150 euro, «ma servono sostanzialmente per le spese», specifica ancora Carlo Sisalli.

Zoreload è il invece il nome dello spazio di coworking che i soci del Centro culture contemporanee Zo hanno organizzato insieme con The Hub di Siracusa. «Da sempre siamo aperti allo scambio e alle proposte culturali e da qualche tempo abbiamo deciso di guardare con occhi diversi i nostri spazi, ridisegnarli se è il caso, e collaborare concretamente con altre realtà – afferma Felicita Platania di Zo  – Il primo passo lo abbiamo fatto con Radio Lab e adesso ci è sembrato un matrimonio perfetto quello con The Hub, che comunque cercava una sede a Catania, e le sue tematiche socio-ambientali e culturali», continua.

Dallo scorso gennaio dunque è iniziata questa nuova condivisione del centro. Importante strumento soprattutto per le tematiche di innovazione sociale, secondo Stena Paternò di The Hub, «perché il no profit non può essere appannaggio del privato e non è sostenibile con le risorse pubbliche. Occorre dunque sensibilizzare l’azienda profit ad essere più responsabile, coniugare pubblico e privato e rendere l’impresa sociale più sostenibile economicamente», dichiara. L’abbonamento mensile varia in base al tempo di utilizzo. Inoltre, ci sono dei prezzi agevolati se si è studenti o se si vuole avviare una start-up e avere tutti i servizi legati al coworking con Zoreload come la hubnet community o l’hub passport, per potere accedere gratuitamente in ogni spazio The Hub del mondo.

Di qualche giorno fa è poi l’inaugurazione dell’acceleratore Working capital a Catania. Dopo una serie di start-up organizzate da Telecom Italia nella città etnea negli anni passati l’azienda ha deciso di inaugurare proprio a Catania una delle tre sedi in tutta Italia dove ospitare le idee più o meno giovani in fermento. «Lo spazio è aperto a tutte le start-up. Vorremmo dare a tutti la possibilità di sfruttare questo luogo, dobbiamo capire come ospitarli», spiega Peppe Sirchia, uno degli organizzatori. Tutte le richieste verranno selezionate e verrà stilato una sorta di calendario, in base anche al numero di componenti dei team. «Lo spazio è già in funzione e si vedono i primi risultati. Idee imprenditoriali che cominciamo a creare anche contaminazione», spiega.

Ma se c’è qualcuno che decide di aprire nuovi spazi, qualcun altro reputa l’esperimento avviato più di un anno fa un fallimento. Uno tra i primi spazi di coworking a Catania, infatti, è quello di Beasy bureau, ma «un po’ per la logistica e un po’ per un abbonamento mensile di 200 euro che magari risultano troppi, non ha mai decollato», spiega la fondatrice Lorena Virlinzi. Il Beasy bureau in effetti non è in centro, bensì nella zona industriale della città e questo non ne facilita la fruizione da parte di professionisti. Ma non solo questo è il problema, secondo Virlinzi. «In Italia manca la cultura per attività di questo tipo. La mentalità è ancora troppo individualista e molti preferiscono lavorare da casa non cogliendo l’importanza del confronto e di fare rete, mentre all’estero ha avuto molta più diffusione», commenta. È convinta che l’idea sia giusta, ma che serva ancora tempo ai catanesi per coglierne le potenzialità. «Delle tre squadre che hanno partecipato e vinto un mese gratis nella Start-up weekend dell’anno scorso, ad esempio, nessuno è mai venuto.», conclude.


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