Corso Italia, chiude il salotto della città «Colpa della crisi, delle tasse e degli outlet»

Il corso Italia a Catania è da sempre la strada in cui si concentrano buona parte dei negozi in cui è possibile trovare le marche più prestigiose e anche i prezzi più alti. Chi compra qui non ha grandi problemi economici. Eppure negli ultimi tempi sono sempre di più le botteghe chiuse con cartelli di affittasi. Dove prima c’era Benetton, ad esempio, adesso si vedono pezzi di manichini svestiti in vetrina e sulla porta un cartello con il numero da chiamare per chi fosse interessato ad affittare il locale.

Altri negozianti resistono «ma è difficile perché le spese sono fisse e i ricavi molto variabili e comunque sempre al ribasso», afferma Marcello Calabrò, titolare dell’omonimo negozio di abbigliamento in corso Italia da 15 anni. «Avevo quattro negozi, uno ho dovuto chiuderlo e sto pensando di chiuderne un altro», dichiara. E il ritornello sembra essere lo stesso anche per gli altri commercianti. «Le cose vanno male per tutti e oltre a coccolare i clienti non c’è altro che possiamo fare perché non dipende da noi, ma dai politici», afferma Anna Mangiù, titolare del punto vendita Max Mara, attivo da 14 anni.

Il problema è semplice secondo Antonietta Ragone, responsabile di Bagagli: «Non ci sono soldi». Al di là di professionalità, educazione e gentilezza, «fondamentali per potere fare questo mestiere», dice Ragone, non molto si può fare per attirare la clientela e si sopravvive soprattutto grazie ai clienti abituali. Ma anche loro comprano meno. Gli sconti speciali poi, sono «inopportuni  perché sarebbe come svendere il negozio e noi offriamo sempre alta qualità e professionalità», sottollinea Ragone.

La colpa è della crisi che attanaglia ogni settore dell’economia da circa due anni – su questo i negozianti sono tutti d’accordo – ma un ruolo importante lo ricoprono anche i centri commerciali e, «soprattutto gli outlet» secondo Calabrò. «Il governo non fa altro che aggiungere o aumentare tasse – conclude il commerciante – Speriamo che il vento cambi, perché così non è per nulla facile».


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