Convitto Cutelli di Catania

Al Convitto Cutelli di Catania, l’intelligenza artificiale ridefinisce il concetto di bellezza

Può un algoritmo comprendere la bellezza? E l’Intelligenza Artificiale rappresenta la fine dell’arte? Sono questi gli interrogativi al centro del secondo incontro di Conversazioni sul Futuro Prossimo, l’innovativo ciclo formativo promosso dal Convitto Mario Cutelli di Catania, fortemente voluto dalla rettrice Anna Spampinato. Dopo il successo dell’incontro inaugurale, l’8 aprile 2026 gli studenti si sono confrontati sul tema Arte e Intelligenza Artificiale, guidati dal curatore del progetto, il fisico e pioniere dell’arte generativa Santi Spartà. L’evento è arricchito da un’esclusiva esposizione di Robografie, opere d’arte visiva di grande suggestione generate traducendo composizioni poetiche attraverso avanzati modelli text-to-image.

Il viaggio: dalla Venere di Willendorf alla Sezione Aurea

La lezione-conversazione si è aperta con una profonda indagine sul concetto di bellezza, analizzandone l’evoluzione dall’utile della preistoria fino ai canoni estetici moderni. Spartà ha guidato i ragazzi alla scoperta della bellezza oggettiva nascosta nella geometria dell’universo: dalla successione di Fibonacci alla Sezione Aurea, mostrando come questa proporzione permei la natura (dalle conchiglie alle galassie, fino alla fillotassi delle piante) e l’opera umana (dal Partenone a Leonardo da Vinci, dalla musica di Mozart ai dipinti di Mondrian).

L’Intelligenza è nel Prompt: il vero distillato di cultura

Ma cosa accade quando l’arte si scontra con l’Intelligenza Artificiale Generativa, capace di simulare qualsiasi stile con definizione stupefacente? «La vera rivoluzione – spiega Spartà agli studenti – non sta nel software, ma nel prompt, ovvero l’istruzione testuale fornita alla macchina. L’IA agisce come uno specchio della nostra capacità di interagire con il mondo. Se il nostro lessico è povero, il risultato dell’IA sarà un’immagine artificiosa e banale». La qualità dell’opera generata dipende dunque in modo essenziale dalla chiarezza, dalla profondità e, in una parola, dalla cultura di chi scrive il prompt. Dunque, non tutti possono essere IA-artisti senza una solida preparazione umanistica.

La Frattura e la nascita della psico-arte

Proprio come l’invenzione della fotografia nel 1838 tolse senso alla pittura di imitazione spingendo l’arte verso le avanguardie moderne (come Picasso e il Cubismo), oggi l’IA toglie senso alla mera rappresentazione fedele del reale. Se relegata alla sola copia, l’IA diventa un nemico dell’arte e un semplice pappagallo statistico. La sfida lanciata da Spartà è quella del salto quantico: utilizzare l’IA non per imitare il visibile, ma per dare forma all’inesplorato. Nasce così l’idea di un’arte Ibrida, una psico-arte, in cui la macchina diventa lo strumento per visualizzare le pulsioni profonde, i traumi e la parte segreta dell’inconscio che faticheremmo a esprimere con il solo uso della parola.

Tra coraggio ed etica

Infine, di fronte a un mondo instabile e inquietante, citando Henri Matisse, Spartà ricorda che la creatività richiede coraggio. Un coraggio che deve essere guidato dall’etica, perché la tecnica non prenda il sopravvento, riecheggiando il monito del teologo Paolo Benanti Più dell’intelligenza artificiale mi spaventa la stupidità naturale. Il ciclo di incontri proseguirà fino al 27 maggio, esplorando ulteriormente i confini tra percezione, metodo scientifico e l’imprescindibile etica dell’era digitale.


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