Consigliere pro Messina Denaro, Fava a Castelvetrano «Sindaco si dimetta, per dire no alla cultura mafiosa»

«Scelgano: o lui, o loro». È la richiesta che Claudio Fava, vicepresidente della commissione nazionale Antimafia, rivolge al sindaco e ai consiglieri di Castelvetrano. Fare una scelta rispetto al ritorno nell’assemblea cittadina di Lillo Giambalvo, il consigliere che inneggiava a Messina Denaro e giurava fedeltà al capo latitante di Cosa Nostra, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, e assolto lo scorso dicembre con rito abbreviato per non aver commesso il fatto. Restano le intercettazioni: «Se io dovessi rischiare 30 anni di galera per nasconderlo, rischierei», diceva al telefono. Fava oggi, come promesso, è andato nel Comune del Trapanese. Ha incontrato i giornalisti e un’imprenditrice che ha avuto il coraggio di denunciare il tentativo di estorsione da parte di Mario Messina Denaro, cugino del boss. Nessun faccia a faccia invece con l’amministrazione. «Non era previsto – precisa il deputato -, non era un ballo di corte». 

Ma le parole di Fava, che ha invitato sindaco e consiglieri a dimettersi, sono state nette: «C’è un tempo delle scelte e un tempo delle prese d’atto. Questo è quello delle scelte. L’assoluzione non esime nessuno degli amministratori e dei consiglieri di fare una scelta di campo: possono affermare di non avere niente a che fare con Giambalvo e con la cultura che rappresentata. Lui ha il diritto di restare in consiglio, ma gli altri possono decidere di non voler stare con lui». Il primo cittadino, Felice Errante (Ncd), nelle settimane scorse ha affermato di dover «rispettare le sentenze, come sindaco – ha detto – devo applicare quanto ordinato dal prefetto. Altra cosa è la valutazione politica sulle intercettazioni, incompatibili con le azioni di moralizzazione che porta avanti questa giunta». «Su questo – replica Fava – il sindaco ha una posizione debole e reticente, dimentica che Giambalvo è della sua maggioranza, omette che la sua amministrazione non si è costituita parte civile nel processo contro il cugino di Messina Denaro, denunciato per estorsione da un’imprenditrice». 

La donna in questione è Elena Ferraro, titolare di una clinica privata, che oggi ha ricevuto la visita di Fava. «Ho voluto incontrarlo – racconta l’imprenditrice – dopo aver sentito la sua posizione rispetto a questa vicenda. Chiedere un passo indietro ai consiglieri e all’amministrazione è l’unica cosa da fare, serve una posizione concreta, non solo parole». Dal 2012, quando si è rivolta alla squadra mobile dopo le richiesta estorsiva di Mario Messina Denaro, la sua vita è cambiata. «In meglio – precisa -. Ho perso tante persone che mi chiamano infame e non mi salutano più, ma ho guadagnato l’amicizia di molti cittadini onesti». Secondo Ferraro a Castelvetrano ci sono ancora tre fasce di popolazione. «Quella, ancora minoritaria, di chi sta apertamente dalla parte della legalità; quella intermedia e ampia di chi non prende nessuna posizione, una zona grigia fatta anche da tanti imprenditori; e infine la fascia di inneggia a Messina Denaro, non solo i suoi famigliari, ma anche professionisti e semplici cittadini che considerano il latitante un deus ex machina, l’unico che, in assenza dello Stato, può aggiustare le cose». 

Ecco perché la presenza di Giambalvo in consiglio ha un forte potere simbolico. «È vero – continua Ferraro -, è innocente fino a prova contraria, ma c’è una questione morale: non ha mai smentito di aver detto quelle frasi, non ha mai chiesto scusa. Lui ha ribadito che non si dimetterà mai e il paese, su questa vicenda, si è spaccato a metà. L’unica presa di posizione forte sarebbero le dimissioni del sindaco e dei consiglieri». 


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Oggi il vicepresidente dell'Antimafia è stato nel Comune del Trapanese. «Giambalvo ha il diritto di restare in consiglio, ma gli altri possono decidere di non voler stare con lui». Poi l'incontro con l'imprenditrice che ha denunciato il pizzo: «Molti mi chiamano infame, ma la mia vita è cambiata in meglio»

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