Comuni calatini alluvionati e il rischio idrogeologico «Adesso, forse, si capirà che bisogna fare in fretta»

Ferite profonde segnano i cinque Comuni che hanno dovuto fare i conti la violenta alluvione della notte scorsa. Tecnici, assessori e sindaci sono scesi in piazza a dare man forte ai cittadini, in molti casi curvi a spalare fango o cercare di liberare dall’acqua appartamenti e garage. Tutti, adesso, si sono accorti della questione idrogeologica. Che però riemerge come un fiume carsico, soltanto quando il guaio è cosa fatta. E c’è chi si ritrova stufo di attendere un segnale di attenzione dalla Regione Siciliana su questi temi. Poche chiacchiere e più finanziamenti, questo è il sotto testo di quasi ogni dichiarazione raccolta ieri pomeriggio. 

Allo stato attuale a Ramacca non ci sono sfollati, anche se parecchie case hanno subito gravi danni e le strade sono ridotte a un colabrodo. «Esondazioni e straripamenti ci hanno reso la vita impossibile – spiega Salvatore Consoli, dirigente della protezione civile ramacchese – Torrenti e canali da monte si sono riversati a valle e il nostro territorio comunale non è progettato per ricevere quantitativi d’acqua così ingenti». C’era modo di evitare che le vie cittadine si trasformassero in un fiume in piena? «Nessun modo. Ma c’è modo per evitare che continui ad accadere – spiega l’esperto – Bisogna realizzare la sistemazione idrogeologica del Comune di Ramacca. Si devono deviare le acque dei torrenti e fare in modo che scendano circumnavigando il territorio comunale». In altri termini, bisognerebbe deviare i corsi d’acqua e fare sì che scorrano verso l’esterno piuttosto che verso il centro cittadino.

Un investimento complessivo di circa nove milioni di euro: cinque milioni per il canale di gronda a monte, e due milioni di euro ciascuno per i canali a est e a ovest. Nove milioni oggi, per risparmiare quanto domani? «Non è possibile nemmeno fare una previsione di questo genere. A mio avviso – continua Consoli – basta un dato: dal 14 agosto a oggi ci sono state tre alluvioni, con i rispettivi danni. Quello che serve sono i soldi, non servono le idee: abbiamo presentato un progetto alla Regione, dobbiamo cominciare a ragionare sulle cose che si devono realizzare. Forse, visto quello che è successo, si capirà che bisogna sbrigarsi».

«Qui a Palagonia – dichiara il capo della Protezione civile Saverio Sinatra – un piccolo canale interno si è riempito di detriti fuoriuscendo in strada, in pieno centro. Ma diversi grattacapi ce li ha dati anche il torrente Catalfaro, il cui livello è salito di oltre un metro rispetto all’ordinario, ed è gonfio di fanghiglia. Un secondo torrente, in località San Damiano, ha accumulato macerie. Tutto questo – aggiunge il dirigente – ha prodotto danni alle colture, che ovviamente non abbiamo ancora quantificato». E quali sarebbero gli interventi per evitare che alle prossime piogge si ripeta lo steso copione? «Servirebbe irregimentare le acque che provengono dal costone di monte Poggio Croce, con un consolidamento». E ci sono somme stanziate dalla Regione per Palagonia? «No, nessun finanziamento». 

Non va meglio a Scordia. «Il torrente Loddiero si è ingrossato e il livello si è innalzato di quasi due metri – racconta il responsabile dei Lavori pubblici Lucio Raimondo – a causa di ciò, alcune delle abitazioni che sorgono in quella zona hanno subito diversi danni. Anche il fosso Cava ha creato problemi, per adesso lo abbiamo messo in sicurezza». E qui, è presente qualche finanziamento per la mitigazione del rischio idrogeologico? «No, no, assolutamente». 

Quanto alla cittadina di Militello in Val di Catania, i disagi relativi ai corsi d’acqua sono stati limitati. Pericoloso, per qualche ora, si è invece rivelato il quadro dei collegamenti con l’esterno. «All’inizio – dice il sindaco Giovanni Burtone – eravamo completamente isolati, sia da Scordia che da Vizzini. Due collegamenti strategici, specie per le ambulanze che vanno verso Caltagirone». Ora le due arterie sono state riaperte, ma oggi i tecnici faranno ulteriori verifiche. Sul versante idrico, aggiunge il primo cittadino, «c’è il torrente Lèmbasi, che tra l’altro non correva più, e invece ieri c’è stato uno straripamento». Qui come altrove, sono stati ingenti i danni alle colture e le abitazioni danneggiate.


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