Comune, solo 45 giorni per evitare il dissesto L’ultimatum «impossibile» della Corte dei conti

Alla Corte dei conti non è bastata l’audizione dell’assessore al Bilancio Giuseppe Girlando per vederci chiaro sulle casse di Palazzo degli elefanti. L’attuazione del piano di riequilibrio finanziario – che per legge va verificata dai revisori dei conti ogni sei mesi – lascia parecchi dubbi ai magistrati. Che hanno stilato un documento, inviato l’1 dicembre, in cui chiedono al Comune di Catania un lungo elenco di chiarimenti. Da produrre entro 45 giorni, cioè entro il 15 gennaio. Altrimenti il rischio è che debba essere dichiarato il dissesto finanziario, un’ombra che pesa da tempo sulle finanze etnee e che, fino a questo momento, è sempre stata evitata. La «richiesta» di cui parlava ieri l’assessore Girlando in una nota inviata alla stampa è, in realtà, un’ordinanza della sezione di controllo per la Regione Siciliana. E non lascia spazio a proroghe.

Sono dieci i punti sui quali la Corte dei conti chiede chiarezza. Tra i quali anche «le modalità di copertura» del disavanzo di oltre 29 milioni di euro che si è generato dopo l’approvazione del piano di riequilibrio 2013-2022. I magistrati chiedono all’amministrazione di «produrre un prospetto analitico», specifico per ogni voce da coprire e per ogni risorsa finanziaria da impiegare. Vogliono poi conoscere quali sono gli immobili comunali che Palazzo degli elefanti può vendere o valorizzare, e quali sono le risorse finanziarie con le quali saranno coperti gli interessi che vanno versati alla Cassa depositi e prestiti (che ha anticipato liquidità al Comune di Catania). Ma non è tutto. Tra le richieste della Corte c’è anche l’elenco dei debiti fuori bilancio ancora da riconoscere al 31 dicembre 2014 e quelli emersi nel corso del 2015

C’è poi il capitolo relativo ai contenziosi che devono essere risolti. Tutti «debiti potenziali», secondo la Corte dei conti, che dovrebbero essere onorati nel caso in cui il Comune perdesse le cause in corso. Carte che dovrebbero essere preparate dall’avvocatura comunale e inviate ai magistrati. Pagina a parte è dedicata alle società partecipate e alla «puntuale ricognizione dei debiti e dei crediti vantati», che manca e va realizzata. In particolare la procura contabile vuole vederci chiaro su Amt, Sostare, Asec Trade, Catania Multiservizi, Maas, Sie (servizi idrici etnei), e Ato Catania Ambiente (in liquidazione). Tra le partecipazioni comunali sulle quali i togati vogliono più informazioni ci sono anche il Cas (Consorzio autostrade siciliane), il Co.ce.ter. (Consorzio comunale espropri territoriali) e il Golftour. Quest’ultimo è il Consorzio turismo e golf in Sicilia, partecipato in passato anche dal Comune di Catania, che tra gli scopi sociali aveva quello di favorire lo sviluppo del turismo golfistico nell’Isola.

L’ultima tegola lanciata dalla Corte dei conti è la richiesta di «approvazione del bilancio di previsione 2015», con allegato il parere del collegio dei revisori dei conti. Un bel problema se si considera che il documento – secondo la normativa – avrebbe dovuto essere pronto già entro il 31 dicembre dell’anno scorso. Ma una serie di deroghe ha permesso lo slittamento della consegna prima a marzo, poi a maggio, luglio e infine settembre. Dopo l’ultimo ritardo, l’assessorato regionale alla Funzione pubblica guidato da Luisa Lantieri ha emanato l’ultimatum. Sotto forma della nomina del commissario Antonio Garofalo

«Stupisce che l’assessore Girlando abbia scambiato un’ordinanza della Corte dei conti per una semplice richiesta di chiarimenti. L’articolo del testo unico sugli enti locali al quale fanno riferimento i magistrati parla esplicitamente di dissesto economico-finanziario come unica conseguenza possibile nel caso in cui non siano prodotti i documenti attesi», dichiara il vicepresidente della commissione Bilancio Niccolò Notarbartolo. «Dei dieci punti rispetto ai quali sono necessari chiarimenti – continua il consigliere comunale – almeno otto saranno di difficile soluzione. Per esempio i crediti vantati nei confronti della Sidra, che non potranno essere saldati a meno che non si trovino le risorse per la ricapitalizzazione della società». Del resto, secondo Notarbartolo, «il problema non è elencare i debiti: è trovare le coperture». E conclude: «Mi auguro che gli uffici e l’amministrazione riescano a salvarci dal dissesto economico, che sarebbe un vero e proprio disastro per l’ente. Non ho la palla di vetro, ma vista così mi sembra una missione impossibile».


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