Nuovi commissari per la Dc post-Cuffaro: l’enigma della balena bianca in Sicilia

Forse non basteranno le nomine dei nuovi commissari regionali, arrivate ieri, per una vera sopravvivenza della Democrazia Cristiana in Sicilia. In un panorama politico che sta attraversando una riconfigurazione tellurica, si staglia l’interrogativo su un partito che, lungi dall’essere una semplice operazione nostalgia, ha saputo ricostruire in tempi record una rete di potere e consenso tale da condizionare gli equilibri del governo regionale. Ma l’allora resurrezione politica, sotto l’egida di Totò Cuffaro, si trova oggi ad affrontare una tempesta giudiziaria e politica che mette in discussione l’intero brand in vista delle sfide elettorali del 2027. Tra l’arresto del suo leader e l’estromissione dal governo siciliano, pur vantando una radicata presenza territoriale e un solido gruppo parlamentare all’Ars.

Arrivano i nuovi commissari Dc

Nella giornata di ieri, nella sede della Dc a Palermo, in via Ricasoli, è stata presentata la nuova governance. La stessa che, nei prossimi giorni, incontrerà il presidente della Regione Renato Schifani per sciogliere le riserve sul futuro e sul ruolo dei democristiani all’interno del governo. Saranno Salvatore Cascio, Fabio Meli e Carmelo Sgroi a cercare di riportare la Dc siciliana al centro del dibattito politico. E a cercare di dimostrare di aver tagliato il cordone ombelicale con Cuffaro. Una nomina voluta dal vicesegretario nazionale Gianpiero Samorì, su proposta del gruppo parlamentare all’Ars. Una pattuglia agguerrita, con sette deputati a forte caratterizzazione territoriale e una capacità di mobilitazione delle preferenze con pochi eguali in Sicilia. Un pilastro fondamentale per la stabilità del governo Schifani.

Il terzo azionista della giunta Schifani

La Dc ha superato, in termini numerici, formazioni storiche e radicate come la Lega o Mpa di Raffaele Lombardo. E la forza della Dc risiede proprio in questa capacità di pesare più dei partner nazionali, agendo come un corpo intermedio tra le istanze locali e Palazzo d’Orléans. La continuità con il passato, in parte, è dimostrata dai partecipanti alla riunione: il capogruppo Carmelo Pace – anche lui al centro dello scandalo giudiziario -, il presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate – mister preferenze dello scudocrociato -, e l’ex assessore agli Enti locali Andrea Messina, già vittima sacrificale assieme alla collega Nuccia Albano. Tra i presenti anche il presidente regionale Laura Abbadessa, i segretari provinciali, la segretaria del movimento Donne Pina Provino, il presidente del movimento Giovani Michele Simplicio, i consiglieri comunali di Palermo Salvatore Imperiale e Giovanna Rappa e l’assessore Giuliano Forzinetti, e il sindaco di Bagheria Filippo Tripoli

Confronto aperto con Schifani

Per potersi presentare al proprio elettorato a testa alta, alla Dc servono uno – ma meglio due – scranni del potere. E i nuovi commissari della Democrazia cristiana in Sicilia sembrano andare subito dritti al punto. «Abbiamo sostenuto lealmente Schifani e vorremmo continuare – dichiara Cascio -. È chiaro che, se il presidente pensa che non siamo degni, sceglieremo serenamente strade alternative». Analoga la dichiarazione di Meli che, sul confronto con il presidente, dice: «Cercheremo di trovare un punto d’incontro, ma vogliamo i nostri spazi».

Il saldo con i fuoriusciti

Dal canto suo, Sgroi sottolinea come l’impegno sia quello di «ricomporre e ricostruire un rapporto interno al partito che, ultimamente, ha avuto delle divergenze, partendo dal gruppo parlamentare». Come l’addio di Francesca Donato: «Una scelta autonoma, che rispettiamo – prosegue -. Stiamo lavorando per ricucire su Palermo e nelle altre province. Sono perdite importanti, ma non creeranno problemi per il nuovo percorso». Il quale, però, dovrà fare i conti con l’isolamento dovuto alle nuove alleanze del centrodestra siciliano. In cui Schifani ha perdonato all’Mpa persino il contributo alle opposizioni durante la Finanziaria regionale.

Chi arpionerà la balena bianca Dc?

Il quadro è in divenire. Se Schifani riuscirà a completare la legislatura, blindando l’accordo con Lombardo e ridimensionando la Dc a semplice comparsa, è probabile che molti democristiani confluiranno verso Forza Italia. Se, invece, le inchieste dovessero allargarsi ad altri settori della maggioranza, provocando una crisi di governo anticipata, la Dc potrebbe tentare la carta della corsa solitaria o di un’alleanza tattica con Cateno De Luca per ribaltare il tavolo. In ogni caso, molto starà nella capacità del partito di non essere Cuffaro-dipendente. La partita è aperta ma, per la prima volta dalla sua rinascita, la balena bianca non tiene più in mano le carte migliori. Le urne si avvicinano. E, forse, pure l’arpione.


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