Commercialista non pagava contributi, prescritto Solo condanna a otto mesi per Carmelo Serrano

All’apparenza la contabilità e i pagamenti che effettuava per i suoi clienti erano impeccabili. Le ricevute risultavano timbrate e le dichiarazioni dei redditi trasmesse all’Agenzia delle entrate. Peccato che tutto era stato falsificato. Il giudice Rosa Anna Castagnola della Terza sezione penale del tribunale di Catania ha condannato Carmelo Serrano a otto mesi e al pagamento di 300 euro di multa per ricettazione. Il ragioniere operava nel cuore della città etnea ed era imputato anche per truffa, frode, falso e appropriazione indebita. Per questi reati il giudice ha rilevato l’intervenuta prescrizione malgrado le responsabilità fossero state ammesse dallo stesso professionista in tre interrogatori davanti ai pubblici ministeri Agata Santonocito e Lucio Setola

All’interno dello studio di Carmelo Serrano la guardia di finanza aveva trovato oltre ai documenti falsificati anche i timbri dell’ufficio tecnico comunale di Aci Bonaccorsi, dell’unità sanitaria locale di Catania, della Croce rossa italiana e dell’istituto di Credito emiliano. Tutti, per gli investigatori, di provenienza illecita. Alle fiamme gialle il ragioniere non si era fatto problemi nell’esibire le dichiarazioni dei redditi falsificate, dal 2000 al 2006, dei suoi clienti; erano infatti inesistenti al fisco. E per gli ignari cittadini oltre al danno era stata alimentata anche la beffa. Nel curare la contabilità Serrano si faceva consegnare in contanti gli importi da versare per i pagamenti delle imposte. Ma all’Erario quel denaro non arrivava. 

Per l’accusa, in base a quanto dichiarato dal professionista, l’imputato è stato anche «punto di riferimento di soggetti che chiedevano favori per potere acquistare droga. Per questo avrebbe fatto da intermediario senza però trattarne». A conclusione della requisitoria il pm aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste per la vicenda degli stupefacenti mentre la condanna a tre anni e seo mesi per gli altri reati. Secondo l’avvocato Umberto Terranova che ha difeso il ragioniere, Carmelo Serrano «non si è mai operato per procurare ad altri stupefacenti. I timbri, invece, servivano per predisporre operazioni in via telematica o evitare di scrivere manualmente». Per i reati legati alla mancata presentazione delle dichiarazioni dei redditi, alla falsificazione della documentazione e all’appropriazione del denaro dei suoi clienti, il legale si è limitato a rilevare l’intervenuta prescrizione.

Il processo ha visto presenti nella duplice veste di imputati e parte civile anche due titolari di ditte per le quali Serrano curava la contabilità. Per Carmelo Savoca e Benedetto Mirabella l’accusa aveva chiesto la condanna a un anno e due mesi ciascuno. Nei loro confronti il giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione e intervenuta prescrizione. L’avvocata Viviana Verdina, che ha difeso Savoca, nella sua arringa ha fatto presente come il suo assistito «era inconsapevole degli illeciti dato che il commercialista forniva le ricevute timbrate e con i numeri di protocollo. Non poteva dunque capire che si trattava di falsi». Stessa ricostruzione è stata avanzata dall’avvocata Morena Cundari, legale di Mirabella che «aveva incaricato il commercialista anche di emettere le fatture perché l’imprenditore non ne aveva le competenze. Con artifici e raggiri Serrano lo induceva a credere che tutto fosse in regola». La lista dei clienti beffati dal professionista è lunga. Molti si sono costituiti parte civile. Ma rimarranno a bocca asciutta. O meglio, con le tasche vuote data la pronuncia della prescrizione.


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