Clochard suicida nel cantiere della metro «Aveva problemi psichici e non era seguito»

Erano le otto di questa mattina quando, appeso a una corda, è stato trovato il corpo di Andrea Verdura all’interno del cantiere della metropolitana in piazza Giovanni XXIII, a due passi dalla stazione di Catania. Sul luogo sono subito intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri per i primi rilievi, ma l’ipotesi del suicidio sembra la più probabile: l’uomo, 47 anni, originario di Barrafranca e affetto da gravi problemi psichici, era senza fissa dimora almeno da cinque anni. Una presenza abituale nel vicino Help Center, il centro Caritas che quotidianamente fornisce un pasto caldo e un riparo per la notte con centocinquanta posti letto, punto di riferimento irrinunciabile per i tanti clochard che popolano l’area della stazione. E così era per Andrea, tanto che è stato proprio uno dei volontari del centro a confermarne l’identità. Il suo volto era conosciuto da molti nella zona della stazione, anche per un episodio stravagante: anni fa aveva provato a rendersi indipendente costruendo, in una vicina centralina dell’Enel abbandonata, la sua abitazione di fortuna.

«Un tipico caso di psichiatria di strada: avevamo raccontato la sua storia in uno dei numeri di Scarp de tenis. Era una persona che conoscevo bene, ormai da anni», racconta, sconsolata, Gabriella Virgillito, giornalista e fino a pochi mesi fa addetto stampa della Caritas Diocesana etnea. L’intervista ad Andrea risale al 2010 quando da direttrice di Telestrada, la web tv formata dalla redazione catanese del mensile Scarp de ‘tenis, che si occupa specificamente dei problemi dei clochard, aveva avuto modo di assistere agli sforzi di quest’uomo per ridare una dignità alla sua vita. «Non era depresso, aveva gravissimi problemi mentali ed era seguito dal Dipartimento di salute mentale, con trattamento sanitario obbligatorio – sottolinea con rammarico Virgillito, che aggiunge – Non ho dubbi: tutto si è verificato perché è molto difficile riuscire a rispondere alle esigenze di un malato in gravi condizioni in strada, con la conseguenza che non era ben seguito nonostante i suoi gravi problemi». In attesa dei rilievi da parte delle forze dell’ordine, che confermeranno o meno l’ipotesi del suicidio, la giornalista si augura che ci sia maggiore attenzione al tema. «Perché ci sono molte persone che vivono situazioni simili e potrebbero fare la stessa fine».

Ci sarà un funerale per Andrea, ma «passeranno comunque parecchi giorni, non siamo nemmeno riusciti a contattare i parenti», sottolinea Virgillito. Che sta organizzando per la prossima settimana una veglia in suo onore, con l’aiuto della comunità di Sant’Egidio.


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Morto impiccato all'interno dell'area dei lavori per la metropolitana, a pochi passi dalla stazione centrale e dalla sua abitazione: una centralina dell'Enel abbandonata. Una vita di strada quella di Andrea Verdura, 47 anni e gravi problemi psichici, conclusasi tragicamente. Ma che poteva avere un finale diverso. «Non era seguito come si deve, è un classico caso di psichiatria di strada», commenta la giornalista Gabriella Virgillito, che aveva raccontato la sua storia sul mensile Scarp de 'tenis

Morto impiccato all'interno dell'area dei lavori per la metropolitana, a pochi passi dalla stazione centrale e dalla sua abitazione: una centralina dell'Enel abbandonata. Una vita di strada quella di Andrea Verdura, 47 anni e gravi problemi psichici, conclusasi tragicamente. Ma che poteva avere un finale diverso. «Non era seguito come si deve, è un classico caso di psichiatria di strada», commenta la giornalista Gabriella Virgillito, che aveva raccontato la sua storia sul mensile Scarp de 'tenis

Morto impiccato all'interno dell'area dei lavori per la metropolitana, a pochi passi dalla stazione centrale e dalla sua abitazione: una centralina dell'Enel abbandonata. Una vita di strada quella di Andrea Verdura, 47 anni e gravi problemi psichici, conclusasi tragicamente. Ma che poteva avere un finale diverso. «Non era seguito come si deve, è un classico caso di psichiatria di strada», commenta la giornalista Gabriella Virgillito, che aveva raccontato la sua storia sul mensile Scarp de 'tenis

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