Chiusa la discarica di Siculiana Comuni in cerca di altri impianti

Cancelli chiusi per i Comuni che conferiscono i propri rifiuti a Siculiana, nell’Agrigentino, nella discarica della Catanzaro Costruzioni. L’impianto, infatti, ha raggiunto la capienza massima e quindi non potrà ricevere più la spazzatura dei Comuni non solo della provincia di Agrigento, ma anche di quelli delle altre province che utilizzavano l’impianto di stoccaggio e smaltiment. Questa mattina i rifiuti a Canicattì e nei paesi dell’hinterland sono rimasti nei cassonetti o in alcuni casi negli autocompattatori, in attesa di trovare una discarica alternativa. 

La discarica, di cui è comproprietario Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia, è stata di recente nell’occhio del ciclone mediatico. L’ex assessore regionale all’Energia e i rifiuti, Nicolò Marino, come già aveva fatto da esponente della giunta Crocetta, è tornato a puntare il dito contro lo stesso Catanzaro e gli altri esponenti dell’associazione degli industriali, main sponsor del governo Crocetta, per le ingerenze sul settore. La storia di questo impianto è controversa sin dall’origine. Parliamo di una discarica che era pubblica, e che come in un racconto di Pirandello, un bel giorno si risveglia privata

Non solo. Sull’impianto c’è anche una inchiesta del Tribunale di Agrigento. Davanti al Gip, come vi abbiamo raccontato più in dettaglio, sono chiamati a comparire Lorenzo Catanzaro, fratello del numero degli industriali siciliani e rappresentante legale dell’impianto, l’ex presidente della Provincia regionale di Agrigento, nonché attuale deputato regionale in quota Ncd, Vincenzo Fontana, e due funzionari della Regione, Vincenzo Sansone e Gianfranco Cannova (già rinviato a giudizio nell’inchiesta Terra mia). I reati ipotizzati sono abuso d’ufficio, falsità materiale ed ideologica in atti pubblici e illecita gestione di una discarica per rifiuti solidi urbani.

I Catanzaro, secondo i Carabinieri, avrebbero ottenuto le autorizzazioni necessarie a gestire ed ampliare la loro discarica, attraverso falsa documentazione e con la complicità di funzionari pubblici. 


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