Foto di Marta Silvestre

Catania, la protesta degli avvocati contro la diffusione delle immagini del femminicidio di Sara Campanella: «Basta pornografia giudiziaria»

Avvocate e avvocati del Foro di Catania esprimono tutto il loro biasimo per la condivisione (non importa se da parte della Procura, delle forze dell’ordine o degli stessi avvocati impegnati nel procedimento) e successiva diffusione da parte della stampa del video dell’aggressione e del femminicidio di Sara Campanella. Nella convinzione che i processi debbano sempre svolgersi nelle aule di giustizia e non già attraverso il mezzo mediatico (ciò anche nel rispetto della legge vigente e degli interessi di tutte le parti processuali, incluse le persone offese del reato), si condanna fermamente ogni forma di vittimizzazione secondaria delle donne che hanno subito violenza di genere.

Il costringere le vittime (familiari e parenti inclusi) a rivivere in ogni istante ciò che hanno già loro malgrado patito, trascinare in pubblica piazza il dolore della loro tragica e brutale morte, invadere e violare la loro sfera privata ed intima, è un’altra e secondaria forma di violenza di genere che deve essere assolutamente rigettata e vietata.

Nessuno deve arrogarsi il diritto di allargare una ferita già indicibile e di utilizzare un femminicidio per aumentare i clickbait e le vendite degli abbonamenti. In particolare, riteniamo che il diritto di cronaca non possa trasformarsi in un vero e proprio abuso, né possa aprire la strada alla pornografia mediatico-giudiziaria.

Le donne vittime di violenza di genere (già duramente provate da insopportabili traumi di natura fisica, psicologica, sociale ed economica) non devono essere anche costrette a subire la pruriginosa invadenza dei social-media. Per questa ragione, attesa l’orrida lesività della diffusione del video relativo al femminicidio di Sara, dichiariamo di non volere più assistere sui social e sui media a questa spettacolarizzazione dell’orrore e della violenza di genere contro le donne. Il prossimo 4 aprile, alle ore 8:45, gli avvocati si ritrovanno presso il tribunale di Catania per «un minuto di rumoroso silenzio contro l’ennesima forma di raccapricciante mercificazione del dolore delle donne».


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