Caparezza – “Habemus Capa”

A tre anni esatti da Verità supposte, Michele Salvemini, in arte Caparezza, torna con un nuovo album, intitolato Habemus Capa.
Dopo l’omonimo disco d’esordio e, appunto, Verità supposte, il rapper del Gargano non delude le aspettative sfornando un album quanto mai pungente e provocatorio, infarcito di critiche cariche d’ironia, ma comunque spietate, alla società odierna: se, infatti, ne Gli insetti del podere vengono demoliti a suon di rime tutti i voltagabbana della nostra televisione, in Ti Giri e The auditels family ad essere presi di mira sono rispettivamente lo scarso livello dell’informazione e i palinsesti sempre più ricchi di tv spazzatura; non mancano riferimenti a fenomeni come il bullismo (La mia parte intollerante), agli arrampicatori sociali (Ninna nanna di Mazzarò), al mondo della finanza in generale (Titoli) e ai pregiudizi che una ideale (ma non tanto) Verdania nutre nei confronti del Meridione (Inno verdano).
Sebbene le basi non siano tipiche del genere (sono presenti spunti teatrali, ma anche bandistici e sonorità rock) l’artista dimostra ancora una volta una capacità non indifferente di giocare con la nostra lingua, degna di Alessandro Bergonzoni: i giochi di parole, spesso evidenti sin dal titolo (come in Torna catalessi e in Epocalisse) fanno si che il paragone con il re del calembour non sia azzardato.
Nel complesso il disco risulta godibile e impegnato, anche se gli eccessivi ritornelli (che spesso occupano l’ultimo minuto del brano) contribuiscono ad appesantirlo leggermente.


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