A Palermo c’è un luogo che diventerà simbolo della prossima vittoria o sconfitta del campo largo siciliano. È il centro studi Pio La Torre, dove oggi si riuniscono i motori e i (troppi) piloti della costruzione di un’alternativa al governo di centrodestra guidato da Renato Schifani. La riunione – che si preannuncia più un’operazione di […]
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Campo largo in Sicilia, oggi la riunione decisiva: sul tavolo leadership, programma e regole
A Palermo c’è un luogo che diventerà simbolo della prossima vittoria o sconfitta del campo largo siciliano. È il centro studi Pio La Torre, dove oggi si riuniscono i motori e i (troppi) piloti della costruzione di un’alternativa al governo di centrodestra guidato da Renato Schifani. La riunione – che si preannuncia più un’operazione di disinnesco – è stata convocata per ridisegnare la coalizione del campo largo, dopo i frammentati esiti delle elezioni amministrative e in vista delle Regionali 2027. Ma si trova a fare i conti con un doppio strappo in avanti. Prima l’autocandidatura a presidente della Regione di Ismaele La Vardera, ex volto de Le Iene, oggi leader del movimento ControCorrente dopo la burrascosa rottura con Cateno De Luca. Mossa a cui si è aggiunta – con una tempistica che molti, nel Partito democratico, definiscono ostile – la discesa in campo di Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle.
Chi si siede al tavolo: i partecipanti
La mappa delle presenze riflette le geometrie variabili di un centrosinistra cronicamente diviso, ma costretto dai numeri alla coabitazione. Al centro Pio La Torre la delegazione del Partito democratico si presenterà guidata dal segretario regionale Anthony Barbagallo, affiancato dai vertici del gruppo parlamentare all’Ars. Per il Movimento 5 Stelle, la presenza del referente Di Paola sarà inevitabilmente l’elefante nella stanza, scortato dai deputati regionali più vicini alla linea di Giuseppe Conte.
Seduti allo stesso tavolo ci saranno i rappresentanti di Alleanza Verdi-Sinistra (AVS), con Giampiero Trizzino e i referenti locali, che tentano di fare da cerniera diplomatica per evitare lo scontro totale. Invitato e presente anche lo stesso La Vardera che, con la sua neonata creatura politica, è già forte dei risultati delle ultime Amministrative ad Agrigento e Bronte. Più sfumata e guardinga la posizione delle forze centriste: se Azione osserva il perimetro con forte scetticismo, i pontieri dem cercheranno di capire se esistono margini di dialogo con le componenti civiche che non si riconoscono nell’orbita del centrodestra schifaniano.
I punti all’ordine del giorno (e l’agenda reale)
L’agenda ufficiale distribuita ai partecipanti prevede tre macro-temi che rappresentano i nervi scoperti della Sicilia. Si parlerà di quello che possiamo definire il nodo metodologico. Ossia le regole per la scelta del leader, per evitare i cortocircuiti del passato. Come la traumatica rottura del 2022 che azzerò l’esperimento Caterina Chinnici a urne delle primarie appena chiuse. Ma ci sarà spazio anche per la gestione dell’emergenza idrica e infrastrutturale (a partire dalle eterne criticità delle autostrade A18 e A20). Temi su cui le opposizioni vogliono costruire una mozione di sfiducia tecnica alle politiche ambientali della giunta regionale. Sul tavolo, poi, i fondi del Pnrr e il contrasto all’Autonomia differenziata, attraverso una piattaforma comune contraria al ddl Calderoli. Vissuto nell’Isola come una minaccia diretta alla tenuta dei servizi essenziali, a partire dalla sanità. L’agenda reale, però, rischierà di ridursi a un unico, grande tema politico: le regole d’ingaggio per la leadership.
L’effetto Di Paola e il fattore La Vardera
Il clima del campo largo siciliano, alla vigilia della riunione, si è surriscaldato dopo l’improvviso scatto in avanti di Nuccio Di Paola. La mossa di La Vardera, infatti, era stata archiviata dal Pd come un’abile operazione di guerrilla marketing politico, legata alla sua forte esposizione mediatica e al radicamento nel civismo d’opposizione. Ma l’autocandidatura di Di Paola cambia radicalmente il peso specifico del confronto. Di Paola rivendica per il M5S il ruolo di azionista di maggioranza relativa dell’opposizione all’Ars. Forte di un elettorato che in Sicilia, storicamente, risponde con generosità alle parabole contiane. «Se ci sono altri candidati, non si sentono», è il non troppo velato messaggio lanciato dal coordinatore pentastellato, intenzionato a blindare la leadership prima ancora che il tavolo possa esprimere un metodo di selezione.
Le reazioni e i veleni della vigilia
Nel quartier generale del Partito democratico, la sortita di Di Paola viene letta come un tentativo di dettare le condizioni con un fatto compiuto. Fonti interne al Nazareno siciliano lasciano trapelare irritazione: «Non si costruisce un’alternativa a Schifani piazzando bandierine identitarie prima ancora di aver discusso il programma. Il candidato del campo largo si decide insieme, non tramite lanci di agenzia unilaterali», si sfoga un deputato regionale del Pd. Anthony Barbagallo proverà a congelare le ambizioni premature, proponendo un patto di consultazione programmatico, che rinvii i nomi all’autunno.
Dal canto suo, Ismaele La Vardera non sembra intenzionato a fare passi indietro. La sua strategia punta a scardinare il duopolio Ps-M5s, offrendosi come l’outsider capace di intercettare il voto di protesta trans-partitico e i delusi dal movimentismo di Cateno De Luca. La Vardera accusa i pentastellati di applicare «le vecchie logiche di apparato che dicevano di voler combattere». AVS e le sigle della sinistra diffusa temono che questa guerra fredda tra Di Paola e il Pd possa produrre l’ennesima implosione preventiva della coalizione. Lasciando praterie al centrodestra che, pur tra i suoi tormenti interni, rimane saldamente maggioranza numerica nel Palazzo. Oggi, quindi, il campo largo siciliano è alla prova di maturità: per arare un terreno comune o dare inizio, con questa prima riunione, a un lungo e logorante scontro di veti incrociati.