Bocce ferme e bocce che girano Marcolin e l’arte di leggere le partite

Temo che non abbiano tutti i torti coloro che dubitano che Dario Marcolin sia il migliore degli allenatori possibili per questo Catania. Lo temo e mi dispiace. E non solo perché Marcolin è persona gradevole e garbata. Ma anche perché conservo di lui un ottimo ricordo, dai tempi in cui fu il vice di Sinisa Mihajlovic: quando si dice fosse lui il vero tattico della squadra, quello che preparava le partite a tavolino, studiando attentamente gli avversari e suggerendo al tecnico – a bocce ferme – le mosse per irretirne la manovra e aggirarne le difese.

E però, temo ci sia una certa differenza tra il saper disegnare una partita a bocce ferme e il sapersi muovere sulla panchina quando le bocce, invece, cominciano a girare. Tutto va bene, magari, se le mosse compiute in partenza sono quelle giuste, se la gara scivola docilmente sul binario previsto dal tecnico. Un po’ come era accaduto nelle prime uscite interne di Marcolin, e anche martedì scorso a Bari, dove il Catania per poco non ha ottenuto la prima vittoria esterna della stagione.

Metti però che un paio di bocce finiscano fuori posto, che il più banale degli imprevisti vada a guastare il congegno pensato prima della gara. Come è successo ieri quando il portiere Gillet, sbagliando l’uscita su un calcio d’angolo, ha regalato allo Spezia il gol di un immeritato pareggio. Metti che qualcosa vada storta, e a quel punto non basta solo saper di tattica. Serve avere riflessi pronti, leggere la partita in corsa e saperle cambiare il volto con decisione. Ed è qui che Marcolin – ieri pomeriggio, ma anche in qualche precedente occasione – non ha granché convinto.

Con il Catania ancora in vantaggio, il tecnico ha mandato in campo un centrocampista offensivo, Sciaudone. Ma lo ha messo a giocare in difesa, in un ruolo per cui non pare molto tagliato, e in cui ieri ha sofferto parecchio. Mentre tutti s’aspettavano che ritirasse dal campo Escalante, il quale era ammonito e non ce la faceva più. Escalante, del resto, è uscito poco dopo. Ma il suo sostituto, Chrapek, non ha fatto granché per smentire il pubblico; che ne aveva accompagnato l’ingresso in campo con il sonoro scetticismo meritato dalle sue precedenti prestazioni. 

Una serie di cambi, quella decisa da Marcolin, che sarebbe stata certamente giudicata geniale se la sua scelta di sguarnire la difesa avesse alla fine portato alla vittoria. Ma che invece è risultata inutilmente cervellotica, dato che ha contribuito a spingere i rossazzurri vicinissimo a un’altra sconfitta.

Non è che, detto questo, io auspichi l’esonero di Marcolin. Solo, ripenso al fatto che un discreto allenatore lo avevamo già in casa mesi fa, e si chiamava Sannino. Che quest’allenatore è stato cacciato non per demeriti tecnici, ma solo per aver detto chiaro e tondo che, con l’organico messo insieme da Cosentino, la squadra non sarebbe andata da nessuna parte. Cosa che la società ha sempre smentito a parole, ma confermato con i fatti quando ha rifatto l’organico nel mercato di gennaio. Ripenso al fatto che a esonerare Sannino è stato in realtà Ventrone, il preparatore atletico contestato da tutti e difeso a spada tratta, fino all’altro ieri, dalla società; e poi finalmente – e tardivamente – esonerato dopo la sconfitta interna col Frosinone. Ripenso al fatto che, per concedersi lo sfizio di cacciare Sannino, il Catania ha affidato un breve interregno a Pellegrino. Con la conseguenza di aggravare ancora la sua posizione in classifica. Ripenso a questo, e mi domando cosa sarebbe cambiato se la società avesse gestito questa stagione con un altro atteggiamento: quello di chi persegue il bene della squadra, non di chi insiste pervicacemente a difendere i guai procurati da Cosentino.

Ripenso a questo e non so, francamente, come potremo tirarcene fuori. Perché le scelte giuste andavano fatte prima, a bocce ferme. Non adesso che le bocce girano, e quasi mai nel verso giusto.

Ma insomma, pur ripensando a questo, non sono tra quanti cominciano ora a chiedere la testa di Marcolin. Al quale oggi non posso far altro che augurare tutto il bene possibile.

Solo che poi, se uno ripensa a tutto questo, a girare non sono soltanto le bocce.


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