Bilancio, la Corte dei conti convoca Enzo Bianco «Debiti del Comune senza copertura finanziaria»

Un mercoledì nerissimo per la casella di posta elettronica del Comune di Catania. Una dietro l’altra, inviate via pec all’attenzione del sindaco Enzo Bianco, sono arrivate tre ordinanze della Corte dei conti che invitano il primo cittadino a Palermo, il prossimo 31 maggio, per discutere di una lunga lista di osservazioni. O meglio di «profili di criticità» che il giudice contabile Giovanni Di Pietro mette in fila in 28 pagine fitte di numeri, tabelle e rimproveri. Che vanno all’indirizzo di un’amministrazione che potrebbe avere difficoltà a «garantire gli equilibri di cassa». Tutto questo alla luce dei dati. Tra i quali il fatto che, nonostante l’adozione del piano di rientro, per la magistratura dei conti, il disavanzo – ovvero la differenza tra le entrate e le uscite – è passato dagli oltre 140 milioni di euro accertati al 31 dicembre 2011 ai quasi 170 milioni di euro segnalati tre anni dopo.

Dalle cifre trasmesse alla Corte dei conti emergerebbe che la mole complessiva di crediti e debiti «presenta un andamento crescente nel tempo». A fronte di 905 milioni e mezzo di crediti, l’amministrazione conta quasi 908 milioni di euro di debiti. «Nel dettaglio – sostiene Di Pietro – è possibile rilevare come la percentuale di pagamento dei residui passivi (debiti, ndr) sia di gran lunga superiore rispetto a quella di riscossione dei residui attivi (crediti, ndr)». In altri termini: il Comune paga più di quanto incassa. Motivo per il quale fa spesso ricorso «all’anticipazione di liquidità». Vale a dire somme che riceve dalle banche e che devono essere restituite nei prossimi trent’anni, «provvedendo alla relativa modifica del piano di riequilibrio, che non risulta trasmessa a questa sezione di controllo». «L’importo complessivo dell’anticipazione da rimborsare – ricorda il giudice Di Pietro – è pari a 182 milioni 599mila euro, per la cui copertura il Comune ha individuato delle risorse finanziarie che, allo stato, non risultano essere definite con certezza». E da cui potrebbe derivare, di conseguenza, che i suddetti debiti «apparirebbero in realtà privi di copertura finanziaria». 

Ma nei tre documenti si parla anche di «un’esposizione debitoria, al 31 dicembre 2015, in notevole aumento rispetto a quella rappresentata al momento dell’approvazione del piano di riequilibrio finanziario». Un’affermazione che deriva anche dai dati sui debiti fuori bilancio: erano 86 milioni e mezzo nel 2013, sono diventati più di 131 milioni alla fine del 2014. Ai quali, però, potrebbero aggiungersi somme derivate dalla perdita, da parte del Comune, delle cause in corso. Si tratta delle cosiddette «passività potenziali» che, dopo una richiesta della Corte dei conti, Palazzo degli elefanti ha stimato in quasi 622 milioni di euro. «A fronte dei quali – rimprovera la Corte – l’ente non ha previsto alcun accantonamento a titolo di Fondo rischi spese legali», nonostante quest’ultimo sia da prevedere per legge. Senza contare che «non risultano prodotti, seppur richiesti», gli accordi stabiliti con i creditori per la rateizzazione di debiti fuori bilancio non ancora riconosciuti.

Capitolo a parte merita, invece, l’affaire società partecipate. Rispetto alle quali non sono pochi i dubbi della Corte dei conti. «Risultano, al 31 dicembre 2014, posizioni debitorie non ancora definite, con particolare riferimento a Sidra spa». Nei confronti della quale risulta «un’esposizione debitoria di circa 41 milioni di euro». Non solo. In mezzo c’è anche il «disallineamento con Catania multiservizi per circa quattro milioni di euro» e quello con Asec trade per quasi 199mila euro. Dalla questione partecipate si passa poi alla riscossione dei tributi: «Dal 2012 risulta peggiorata – scrive la Corte dei conti – con particolare riferimento alle entrate provenienti dall’attività di recupero dell’evasione e di quelle relative alle sanzioni per la violazione del codice della strada». Cioè: nessuno va a riscuotere ciò che i catanesi devono pagare in termini di tasse comunali e multe. E se scarseggiano i controlli nei confronti dei cittadini, Giovanni Di Pietro sottolinea che non va meglio nel caso di quelli nei confronti della gestione amministrativa. Tra i tanti rilievi del giudice ce n’è uno che riguarda perfino «il malfunzionamento di un software» o il fatto che non sia mai stato installato. Motivo per il quale alcuni «dati elaborati vengono caricati manualmente nei report dei singoli dirigenti».


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