Nuovo ciclo di incentivi dedicati all’energia e all’agricoltura, con il bando Agrisole – Parco Agrisolare. La dotazione finanziaria dai fondi Pnrr è rilevante: 789 milioni di euro destinati a nuovi progetti da selezionare con uno o più avvisi pubblici emanati dal ministero dell’Agricoltura. Al momento, il decreto definisce regole e perimetro dell’intervento. E si è […]
Bando Agrisole 2026: incentivi per l’energia rinnovabile in agricoltura
Nuovo ciclo di incentivi dedicati all’energia e all’agricoltura, con il bando Agrisole – Parco Agrisolare. La dotazione finanziaria dai fondi Pnrr è rilevante: 789 milioni di euro destinati a nuovi progetti da selezionare con uno o più avvisi pubblici emanati dal ministero dell’Agricoltura. Al momento, il decreto definisce regole e perimetro dell’intervento. E si è in attesa del provvedimento che indicherà date, modalità e termini per la presentazione delle domande. Il momento giusto per farsi trovare pronti, insomma: con i consigli del commercialista e consulente aziendale Armando Crispino, fondatore di Studio Crispino, per la nostra rubrica dedicata alle imprese.
Cosa prevede il nuovo bando Agrisole
L’obiettivo della misura è modernizzare il patrimonio edilizio produttivo agricolo e favorire l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. In concreto, l’investimento punta all’installazione di impianti fotovoltaici sulle coperture di edifici esistenti. Per l’efficientamento e la riduzione dei costi energetici delle strutture produttive, contribuendo anche alla riduzione delle emissioni. I progetti ammessi dovranno essere conclusi entro 18 mesi dalla concessione del finanziamento. Tempi stretti che impongono una programmazione attenta e una cantierabilità reale, non solo teorica.
Bando Agrisole 2026: chi può beneficiare degli incentivi
Il nuovo bando Agrisole per l’energia in agricoltura conferma la platea dei beneficiari. Che consiste in imprenditori agricoli (in forma individuale o societaria), imprese agroindustriali, cooperative agricole e consorzi di cooperative. È inoltre possibile partecipare in forma aggregata: ad esempio con associazioni o raggruppamenti temporanei di imprese (ATI e RTI), oppure reti d’impresa. Ma anche con comunità energetiche rinnovabili (CER) costituite da soggetti tra quelli sopra indicati. L’apertura alle forme aggregative è uno degli elementi più strategici del nuovo ciclo. Permettendo – dove esistono relazioni già strutturate tra aziende agricole, cooperative e trasformatori – di ragionare in termini di filiera o comunità, e non solo di singolo capannone.
Come sono ripartite le risorse del Parco Agrisolare
La dotazione complessiva di 789 milioni di euro viene ripartita tenendo insieme produzione, trasformazione e riequilibrio territoriale. Il decreto destina almeno il 40 per cento delle risorse alle regioni del Mezzogiorno, tra cui la Sicilia appunto. Per quanto riguarda i criteri di produzione abbiamo:
- 470 milioni di euro destinati alle imprese della produzione agricola primaria;
- 150 milioni di euro riservati alle imprese attive nella trasformazione dei prodotti agricoli;
- 10 milioni di euro alle imprese che trasformano prodotti agricoli in prodotti non agricoli;
- 140 milioni di euro ancora destinati alla produzione agricola primaria, senza ulteriori vincoli specifici.
Gli investimenti ammissibili
L’investimento agevolato è orientato in modo chiaro verso impianti fotovoltaici su coperture esistenti (tettoie, stalle, magazzini, depositi, opifici), ma non solo. Rientrano anche gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica: come isolamento, serramenti, impianti di climatizzazione e ventilazione, illuminazione. E tutte quelle misure volte a ridurre i costi energetici aziendali e a contribuire alla decarbonizzazione e transizione energetica del comparto agricolo. L’impianto fotovoltaico non viene quindi inteso solo come oggetto tecnologico, ma in quel complesso di pratiche con cui l’energia viene prodotta, usata e gestita all’interno dell’azienda agricola o agroindustriale. Con effetti non solo sulla bolletta, ma anche sulla resistenza dell’impresa a volatilità dei prezzi, cambiamenti climatici e nuove regole di mercato.
Un aiuto in conto capitale, con margini di cumulo
Le agevolazioni per i costi dell’energia in agricoltura, previste dal nuovo bando Agrisole, saranno in conto capitale, cioè sotto forma di contributo a fondo perduto. E cumulabili con altri aiuti di Stato o fondi pubblici sugli stessi costi. A condizione che non venga superata l’intensità di aiuto massima consentita dalle norme vigenti, né il costo totale dell’intervento. Un aspetto rilevante per chi, ad esempio, sta valutando investimenti integrati che coinvolgano fondi Pnrr, misure regionali, specifici sostegni al settore o anche strumenti di garanzia o credito agevolato. Rendendo, però, anche il quadro più complesso da gestire. Con due rischi principali: sforare o costruire progetti formalmente corretti, ma difficili da sostenere sul piano finanziario.
Tempistiche e rischi: il tempo tecnico è decisivo
Tutti i progetti ammessi dovranno essere conclusi entro 18 mesi dalla concessione del finanziamento. Un vincolo temporale che impatta, innanzitutto, sul progetto (tecnico, strutturale, impiantistico) e l’ottenimento di eventuali titoli edilizi o autorizzazioni. E, poi, sulla gestione del cantiere (senza bloccare le attività agricole, per lo più stagionali, ad esempio con capannoni inutilizzabili per i lavori in corso) e il coordinamento con fornitori e installatori. Spesso alle prese con molte richieste e tempi di consegna variabili.
Opportunità e complessità: lo sguardo dal campo
L’esperienza maturata da Studio Crispino mostra almeno tre elementi di debolezza ricorrenti quando si parla di incentivi per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. La corsa al preventivo, senza avere ancora chiari i propri consumi, gli spazi disponibili e le priorità aziendali. Con il rischio di avere ottimi progetti, ma inadatti alla propria realtà o al bando. Da cui emerge la sottovalutazione del quadro complessivo. Che, spesso, può avere a che fare con la necessità di ristrutturazioni più ampie o la rimozione di vecchie coperture, prima di pensare ai pannelli da installare. Più tecnica, invece, è la difficoltà di integrare bandi diversi, con il rischio di perdere sia efficacia che coerenza con i limiti imposti. Tutti punti che impongono di ragionare non solo sul quanto si prende di contributo, ma su cosa serve davvero e quanto è sostenibile con la normale attività.
Agrisole 2026: un’opportunità da preparare adesso
I costi energetici sono un peso già chiaro a tutti. E l’utilità del bando è evidente. Questo è, quindi, il momento per porsi altre domande: su configurazione dell’impianto, interventi edilizi e scelte finanziarie. Per stabilizzare i costi, non appesantire troppo l’indebitamento e rispettare vincoli e scadenze dei fondi Pnrr. Arrivando, così, pronti al decreto che fisserà date e modalità per la presentazione delle richieste. Costruendo già anche la squadra di consulenti, che permetta a chi ogni giorno opera in campi, caseifici, frantoi, centri di raccolta o magazzini ortofrutticoli di non inciampare nello stretto margine di errore della misura.