Lampedusa, due bimbi e un 30enne morti di fame e sete su un gommone: «Intollerabile»

Due bambini di due anni sono arrivati ​​senza vita a Lampedusa. Morto è arrivato anche un ragazzo di 30 anni. Secondo quanto emerso finora, sarebbero morti di fame e di sete mentre erano a bordo di un gommone di otto metri, salpato mercoledì scorso da Zawia in Libia. Insieme a loro, a bordo dell’imbarcazione, c’erano altre 57 persone che sono rimaste alla deriva fino a quando ieri pomeriggio sono state soccorse dalla nave della ong Nadir su segnalazione di Frontex. Le salme sono state portate nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana a Lampedusa e verranno sottoposte a ispezione cadaverica su disposizione della procura di Agrigento.

Un’altra persona sarebbe dispersa. I genitori di uno dei bimbi morti si trovano, ancora sotto choc, nell’hotspot di Lampedusa, dove c’è anche la mamma della seconda piccola vittima; i tre sono assistiti dalla Croce rossa. «È intollerabile continuare questa conta senza fine di bambini morti per la nostra indifferenza – commenta Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children – Pensare che due piccole vite sono state spezzate a causa della fame e della sete a due passi da quella che avrebbe dovuto essere la terra dove poter crescere. Così – aggiunge – come non è pensabile che oggi delle madri potranno abbracciare solo il proprio dolore». Tra i superstiti ci sono 13 donne e due minori di Gambia, Ghana, Niger, Sierra Leone, Nigeria e Togo; sei di loro sono stati portati al poliambulatorio dell’isola per ustioni sul corpo. Ai soccorritori hanno riferito che, durante la traversata, in acque Sar maltesi, un uomo – che forse aveva delle ustioni procurate dal contatto con il carburante – si sarebbe gettato in acqua per cercare refrigerio. Poi, a causa del mare agitato, non sarebbe riuscito più a risalire sul gommone.

«È sempre difficile, davanti a notizie come queste, trovare parole adeguate – afferma Rosario Valastro, presidente della Croce rossa italiana – Tre vite sono state spezzate in un viaggio che avrebbe dovuto dare loro la speranza di un futuro migliore, lontano da pericoli e difficoltà. Questa vicenda ci tocca tutti e ci spinge ancora di più a donare noi stessi, tutto ciò di cui siamo capaci – afferma Valastro – per dare umanità a chi, invece, quel viaggio è riuscito a portarlo a termine, non senza difficoltà». Nella notte, a Lampedusa sono sbarcati altri 236 migranti a bordo di tre diverse imbarcazioni. A soccorrerli sono state le motovedette Cp312 e Cp319 della guardia costiera e una unità dell’assetto Frontex. Sul primo barcone di 12 metri c’erano 82 afghani, bengalesi, egiziani, eritrei e sudanesi; sul secondo erano in 49 (cinque donne e un minore) egiziani, eritrei, etiopi e sudanesi e sul terzo 105 persone (16 donne e nove minori) egiziani, eritrei, etiopi, somali e sudanesi. I migranti hanno riferito di essere partiti da Sabratha e da Zawiya (in Libia) dopo avere pagato da 2500 a 5000 dollari a testa. Tutti, così come i 57 soccorsi dalla ong Nadir, sono stati portati nell’hotspot di contrada Imbriacola dove al momento ci sono 470 ospiti.

In mattinata 166 migranti, sbarcati negli scorsi giorni, sono stati trasferiti verso il porto per essere imbarcati sul traghetto di linea che in serata giungerà a Porto Empedocle. «Non è più il momento degli alibi, è il momento dell’azione – sottolineano da Save the children – Rinnoviamo l’appello per l’attivazione di un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso in mare per salvare vite umane, agendo nel rispetto dei principi internazionali e per l’apertura di canali regolari e sicuri per raggiungere l’Europa». Dal 2014, sono quasi 32mila le persone morte o disperse nel Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere l’Europa, 500 solo dall’inizio del 2025. Molte di loro erano bambini e adolescenti


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