Autopsia Simona Cinà: morta per annegamento in piscina, nessuna malattia cardiaca

L’autopsia eseguita sul corpo di Simona Cinà, la ventenne trovata morta in piscina nella notte tra venerdì e sabato scorso durante una festa di laurea in una villa a Bagheria, escluderebbe problemi cardiaci o patologie silenti. Nei polmoni della pallavolista è stata trovata acqua, ciò significa che Simona è morta per annegamento. Per capire se abbia avuto un malore o l’annegamento possa essere causato da altro si dovranno attendere 40 giorni per i risultati degli esami tossicologici.

«Quello che è emerso dall’autopsia è che Simona è morta per annegamento. Bisognerà però aspettare i risultati finali, anche il tossicologico, verso la fine di agosto. Questo è quello che sappiamo. L’unica cosa certa è l’annegamento». Così Gabriella e Filippo, cugini di Simona Cinà, parlando coi giornalisti al termine dell’autopsia, che è stata effettuata questa mattina al Policlinico di Palermo dal medico legale Tommaso D’Anna con l’anatomopatologo Emiliano Marresi. Presente il consulente di parte Fabrizio Ammoscato. Sull’orario della morte di Simona, i familiari hanno ribadito che la finestra dovrebbe essere «fra le 3.20 quando l’amica ha detto di averla salutata e stava ancora ballando accanto alla consolle del dj e le 4.10 quando gli altri ragazzi hanno chiamato il 118».

«Abbiamo sempre detto – afferma Gabriella, la cugina di Simona Cinà – che è difficile pensare che una ragazza che sapeva nuotare così bene anneghi. Ma se lei è stata male, è caduta in piscina, ha perso i sensi, in pochi minuti si annega. La piscina sarà 10 metri per cinque e nella parte più profonda 1,80, massimo due metri, per cui una persona che sa nuotare e che non ha un malessere non annega. Aspettiamo gli esiti dei test. Noi abbiamo fiducia nella magistratura e in quello che sta facendo».

Tutta la famiglia ha atteso l’esito degli accertamenti in un cortile dell’istituto di medicina legale. L’esame è iniziato attorno alle 10 e gli avvocati e i consulenti di parte sono usciti attorno alle 13. 30. L’avvocato Gabriele Giambrone e il consulente di parte Fabrizio Ammoscato sono stati insieme ai familiari più di mezz’ora a chiarire quanto emerso dall’autopsia eseguita da Tommaso D’Anna, Simona Pellerito, Emiliano Maresi e Giuseppe Lo Re.


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