“Aumentare le quote di Tonno Rosso per la Sicilia”

La Commissione Attività produttive dell’Assemblea regionale siciliana ha approvato la risoluzione, presentata da Bernardette Grasso, vice capogruppo di Grande Sud-Pid, per rimodulare in modo più equo le quote di cattura di Tonno Rosso del Mediterraneo assegnate quest’anno dal Ministero delle Politiche agricole alla Regione siciliana.

La risoluzione impegna il Governo regionale a confrontarsi con il Governo centrale per riaprire un tavolo tecnico che rimetta in discussione le quote di prelievo, nonché regole e controlli più severi sulla tracciabilità del pescato venduto nell’Isola.

“Dal 2000 ad oggi le marinerie siciliane – sottolinea Grasso – sono state costantemente mortificate a vantaggio delle grandi imprese pescherecce, con una costante e graduale riduzione delle quote di cattura ammesse nelle varie tipologie di pesca. Questo, nonostante la quota indivisa assegnata all’Italia dall’Iccat (Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico) è aumentata, passando dalle 1787,91 tonnellate del 2012 alle 1950,42 del 2013”.

“La Sicilia – ricorda la vice capogruppo – è sede della più grande marineria d’Italia e del Mediterraneo (Mazara del Vallo) e di altre importanti marinerie. Siamo i primi, in Italia, per fatturato e numero di pescherecci. Invece di beneficiare di quote maggiori, viene da 13 anni penalizzata. Quest’anno, su 12 tonniere a circuizione che operano nel nostro Paese, solo tre sono siciliane e su 30 barche a palangaro solo 27 sono quelle autorizzate. Si è dato perfino spazio a 40 tonnellate di pesca sportiva e ricreativa, cioè ad una categoria non professionale che alimenta un’attività non regolamentata, quindi in nero”.

“Una ripartizione che non tiene conto neppure dell’incidenza occupazionale della filiera nelle diverse tipologie di pesca e della presenza di tonno rispetto alle zone di pesca. Nell’Isola, la piccola pesca artigianale rappresenta circa il 75 per cento dell’attività e il 25 per cento di quella italiana. Non si spiega il motivo per cui la flotta siciliana viene punita nelle due categorie di quote alle quali può soprattutto attingere, quella per il palangaro e la quota non divisa. E’ necessario rimettere ordine nella ripartizione”.


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