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Zone franche montane, convocati i deputati nazionali siciliani
Il comitato: «Ancora più preoccupati dopo l'ultima audizione»

La partita per i finanziamenti a 159 piccoli centri siciliani a rischio spopolamento si gioca sui tavoli romani, ma dalla capitale ancora non arrivano elementi chiarificatori e tutto resta sospeso 

Gabriele Ruggieri

Quella delle Zone franche montane in Sicilia assume sempre più i contorni di una telenovela. La palla al momento è in mano al governo nazionale, che già a fine settembre aveva annunciato l'arrivo di un centinaio di milioni di euro come acconto per i 159 Comuni siciliani che hanno i requisiti per rientrare nel programma. Si tratta di piccoli centri, la cui popolazione non arriva ai 15mila abitanti, situati a oltre 500 metri sul livello del mare, spesso coinvolti da fenomeni di forte spopolamento, che oltre a contributi sociali dovrebbero, secondo quanto stabilito dalla legge approvata all'Ars nel 2019, beneficiare anche di sgravi fiscali. Ma è a Roma che si gioca la partita, con l'istituzione delle Zfm che va approvata da Camera e Senato. 

Nonostante i solleciti del presidente della Regione, Nello Musumeci, che pure aveva scritto una missiva al governo a doppia firma con il presidente dell'Assemblea regionale, Gianfranco Miccichè, ancora c'è poca chiarezza sul destino della legge e sulle intenzioni romane, favorevoli, almeno a parole, all'approvazione, ma di fatto ancora ferme. E per discutere del caso oggi in commissione Bilancio sono stati ascoltati l'assessore all'Economia, Gaetano Armao e quello alle attività produttive, Mimmo Turano, insieme al Comitato per le Zone franche montane in Sicilia che ormai da due anni si batte per l'approvazione tanto attesa. 

«Non siamo soddisfatti dell'audizione, semmai ancora più preoccupati di prima - dice Vincenzo Lapunzina, coordinatore del comitato riferendosi all'appuntamento di ieri - Tuttavia, abbiamo avuto la conferma che il professore Armao ha inoltrato una proposta di emendamento al Ddl Stabilità per ulteriori cento milioni di euro da destinare al finanziamento della norma di politica economica in discussione al Senato. Abbiamo motivo di ritenere che l’assessore al Bilancio ha avuto interlocuzioni con autorevoli membri del governo Draghi e dei partiti che non faranno mancare l’appoggio alla sua proposta di ottenere ulteriori vitali risorse da destinare alle terre alte di Sicilia».

«Vista la loro destinazione, è come se i fondi già stanziati fossero per l'insularità - dice a MeridioNews Sergio Tancredi, parlamentare di Attiva Sicilia e membro della commissione Bilancio - Questa storia che dobbiamo subire i diktat romani e prendere questi quattro spiccioli per una cosa sacrosanta deve finire. Ho chiesto al presidente di convocare la rappresentanza siciliana di Camera e Senato, un numero di parlamentari tale da potere innescare una crisi di governo e che avrebbe il potere di muovere le cose. L'ho chiesto per capire se hanno intenzione di fare qualcosa in questo senso, per chiudere questa partita che è cominciata due anni fa». Una richiesta presa in considerazione dal presidente della commissione, Riccardo Savona, e che rimanda la discussione alla prossima settimana.

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