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Campobello, morto un bracciante di 30 anni in un incendio
Gli attivisti: «Omar ammazzato da incuria e sfruttamento»

A trovare il corpo carbonizzato del giovane di origini sub-sahariane, che lavorava nella raccolta delle olive, sono stati i vigili del fuoco intervenuti per spegnere le fiamme che hanno distrutto le baracche, le tende e gli alloggi di fortuna. Guarda le foto

Marta Silvestre

Foto di: portiamo l'acqua al ghetto

Foto di: portiamo l'acqua al ghetto

Un bracciante agricolo di circa trent'anni, di origini sub-sahariane è morto nell'incendio che è divampato nella tarda serata di ieri nel campo di migranti allestito all'interno dell'ex Calcestruzzi Selinunte, nel territorio di Castelvetrano, al confine con quello di Campobello di Mazara. Sono stati i vigili del fuoco a trovare il cadavere dell'uomo carbonizzato

La struttura dell'ex Calcestruzzi, da tempo abbandonata, da anni viene occupata dai migranti che raggiungono Campobello di Mazara per la raccolta delle olive. Già per la nuova campagna di raccolta erano state sistemate tende di fortuna e alloggi fatti di cartone e legno. In molti sono riusciti a mettersi in salvo, uscendo in tempo prima che le fiamme avvolgessero l'intero campo e si sono riversati nelle strade, dove hanno trascorso la notte. Le fiamme hanno distrutto alloggi di fortuna e baracche e hanno seriamente danneggiato alcuni magazzini limitrofi all'ex Calcestruzzi, che da tempo erano abbandonati. Per spegnere il rogo sono dovute intervenire diverse squadre di pompieri

«Basta ghetti. Omar è un morto ammazzato dall’incuria e dallo sfruttamento». È il messaggio lanciato con un post su Facebook dagli attivisti di Portiamo l'acqua al ghetto che, da anni, stanno a fianco dei lavoratori migranti impegnati nella raccolta delle olive da tavola e continuano a chiedere «più acqua, la rimozione immediata dell’immondizia, lavoro giusto e accesso alle case. A trattare le persone come tali - denunciano dall'associazione - tutto questo non sarebbe successo ancora una volta». Stando a quanto ricostruito dagli attivisti, le fiamme sarebbero iniziate poco prima di mezzanotte, «i soccorsi hanno tardato ad arrivare e non c’era acqua sufficiente per domare o arrestare il fuoco. Tutti hanno perso i loro risparmi, i loro documenti, i loro vestiti. Molti sono scappati, molti non andranno a lavorare: il paese - concludono i volontari - oggi si accorgerà di quanto siano fondamentali queste persone per l’economia locale». 

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