Favara, ricostruito omicidio ex presidente del Consiglio Le telecamere hanno immortalato l’ex suocero in fuga  

La ricostruzione delle fasi salienti dell’omicidio dell’ex presidente del Consiglio comunale di Favara Salvatore Lupo è stata possibile grazie all’analisi delle immagini registrate dalle varie telecamere di videosorveglianza della zona. Dai filmati si vede l’auto del 45enne, una Porsche Macan, che verso le 17.43 del 15 agosto si dirige verso l’American snack bar in via IV novembre nel centro di Favara, dove Lupo sarebbe andato a comprare una vaschetta di gelato per gli ospiti che aveva a casa. Dopo alcuni minuti, gli occhi elettronici riprendono il passaggio della Fiat Panda in uso all’ex suocero Giuseppe Barba. Il 66enne pensionato che all’alba di oggi è stato fermato dai carabinieri con l’accusa di omicidio con l’aggravante della premeditazione e dei futili motivi e di porto e detenzione abusivo di armi comune da sparo. L’uomo adesso si trova nella casa circondariale di Agrigento dove, nei prossimi giorni, sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento.

Tre colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata dall’uomo entrato nel bar a volto scoperto e senza mascherina, raggiungono Lupo alla guancia destra, alla spalla destra e alla regione temporale sinistra. Quest’ultimo, secondo i risultati dell’autopsia, sarebbe stato il colpo mortale. Pochi minuti dopo, le stesse telecamere registrano un fuggi fuggi generale dei passanti e degli clienti del locale. Un trambusto dovuto ai colpi di arma da fuoco. Poi si vede Barba che si allontana a bordo della sua macchina. A suffragare questa ricostruzione, ci sono anche gli accertamenti di microscopia elettronica eseguiti dai carabinieri del Ris di Messina che, incaricati di analizzare i prelievi eseguiti sull’indagato e sulla Fiat Panda, hanno rilevato la presenza di numerose particelle di piombo, caratteristiche e univoche dell’esplosione recente di colpi di arma da fuoco. 

Sin da subito, la pista prediletta dagli investigatori è stata quella di un delitto scaturito in ambito familiare. Dalle prime testimonianze raccolte dagli inquirenti sulle precedenti diatribe, è emerso in maniera evidente un aspro conflitto tra la vittima, l’ex moglie e il padre di quest’ultima. Conflitti scaturiti da interessi economici connessi alla separazione tra i coniugi e alla gestione in comune delle attività lavorative.

Imprenditore nel settore delle residenze per anziani e strutture per disabili, Lupo nel 2016 era stato coinvolto nell’operazione Catene spezzate con l’accusa di maltrattamenti fisici e psicologici ai danni di disabili psichici all’interno di una comunità alloggio. A era stato rinviato a giudizio. Nel 2017 era arrivato il seguito con l’accusa di estorsione nell’operazione Stipendi spezzati da cui è emerso che, tramite la onlus Suami (di cui Lupo era amministratore unico), i lavoratori sarebbero stati costretti a restituire metà dello stipendio


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