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Cenere Etna, chiesti 20 milioni al governo per emergenza
Molti Comuni hanno deciso di non accedere alle somme

Con una delibera di giunta la Regione reitera la richiesta dello stato di calamità nazionale. Nel documento, esteso anche ad alcune città del Messinese, vengono stimate le somme che sono state spese dagli enti più colpiti

Carmelo Lombardo

Di fronte a un problema che non sembra attenuarsi, la Regione reitera la richiesta al governo nazionale dello stato di calamità legato all'emergenza cenere vulcanica. Sul tavolo c'è lo sblocco di 20 milioni di euro per tentare di arginare i problemi dovuti alla copiosa caduta della sabbia dell'Etna. Questi interventi avanzati dal governo guidato da Nello Musumeci sono contenuti in una delibera di giunta approvata lo scorso uno luglio. Un grido d'allarme levato dall'Isola e diretto a Roma per tentare di dare sostegno a città e residenti che, dallo scorso 16 febbraio, assistono alle ripetute eruzioni del vulcano. Fenomeni parossistici a cui, stando a quanto affermato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia etneo, non si assisteva da circa vent'anni. A questi si aggiunge la sabbia che sta letteralmente mettendo in ginocchio i Comuni della zona ionico-etnea e che, spinta dai venti, è arrivata anche nel Messinese. Tra febbraio e marzo, soltanto a Giarre sono state stimate circa 12mila tonnellate di cenere da raccogliere e smaltire. Il problema si è fatto sempre più insistente. Da febbraio a oggi i parossismi contati da Ingv sono stati 47.

I Comuni hanno provato a proprie spese a smaltire la sabbia nera, che da due mesi non è più considerata un rifiuto. Gli studi hanno confermato gli ottimi utilizzi nel settore agricolo ed edilizio ma, nonostante tutto, la cenere rimane per le strade e si accumula eruzione dopo eruzione, con una frequenza quasi quotidiana. La Regione, che aveva già chiesto lo stato di calamità lo scorso 7 marzo, ha già erogato ai Comuni oltre un milione di euro. Dopo la mobilitazione del servizio nazionale di protezione civile, da parte degli organi nazionali non sembrano essere arrivate ulteriori risposte su un'eventuale istituzione dello stato di calamità. 

Attualmente le spese a cui hanno dovuto far fronte i Comuni ammontano complessivamente a circa 12 milioni di euro. Si stima che altri sei servano per gli interventi da realizzare in futuro. Una somma decisamente più corposa rispetto ai due milioni di euro messi a disposizione fin qui dalla Regione. Nel frattempo la Protezione civile ha impegnato 585mila euro per le attività di Giarre, Mascali, Milo, Nicolosi, Riposto e Sant'Alfio - i centri maggiormente colpiti - per i quali si prevede un ulteriore stanziamento di 140mila euro.

Per avere dei dati precisi da esporre agli organi nazionali, il governo regionale ha chiesto ai Comuni e agli enti coinvolti nell'emergenza di produrre, entro il 15 giugno, una rendicontazione delle somme che hanno speso e quelle che si dovranno ancora spendere. Nascono da qui le richieste economiche prodotte da Palermo nei confronti del governo. Non solo richieste economiche, ma anche provvedimenti volti a snellire alcune pratiche per garantire interventi immediati. E, infine, si chiede al governo di attuare una campagna di costante campionamento quantitativo e qualitativo del materiale ricaduto.

Gli enti interessati dallo stato di emergenza dichiarato dalla Regione sono circa 40, tra Comuni e consorzi, facenti parte sia della provincia di Catania che della provincia di Messina. Molti di questi non hanno prodotto la rendicontazione da presentare al dipartimento di Protezione civile e, quindi, al governo regionale. Attualmente a non avere inviato la documentazione per ricevere le eventuali somme a sostegno sono stati il Consorzio Autostrade Siciliane e i Comuni di Aci Castello, Aci Catena, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Calatabiano, Camporotondo Etneo, Castiglione di Sicilia, Catania, Gaggi, Graniti, Maletto, Maniace, Misterbianco, Motta Camastra, Motta Sant'Anastasia, Nicolosi Paternò, Randazzo, San Giovanni La Punta, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Santa Maria di Licodia, Taormina, Valverde. Dal Consorzio autostrade fanno sapere che la realizzazione dei documenti che rendicontano i danni della cenere è tuttora in itinere e sarà presentata a breve, sebbene i danni più importanti si siano verificati solo nel mese di marzo nel tratto che va da Fiumefreddo di Sicilia a Giarre.

Per quanto riguarda il Messinese, a Taormina la cenere è arrivata in minima parte, spinta dai forti venti. «Abbiamo avuto caduta importante di cenere nella frazione di Trappitello nel mese di marzo, tanto che abbiamo dovuto chiudere le scuole - afferma a MeridioNews il sindaco di Taormina Mario Bolognari - Si tratta di interventi che ammonterebbero a un massimo di 10mila euro. Nelle vicinanze, Giardini Naxos è stata tra le comunità più colpite dalla cenere dell'Etna. Non abbiamo casi tali da richiedere somme alla Regione. Più avanti vedremo se ce ne sarà bisogno». Un ragionamento che hanno fatto anche i sindaci di Belpasso, Paternò e Aci Catena, che al nostro giornale hanno fatto sapere che, a differenza di Comuni nella fascia ionica, hanno potuto operare in autonomia, con personale e mezzi propri per pulire le strade. «Per il recupero della cenere vulcanica abbiamo agito con la ditta che si occupa del servizio di raccolta rifiuti - dichiara Nello Oliveri, sindaco di Aci Catena - Al momento agiamo autonomamente con il nostro personale, abbiamo deciso di non gravare ulteriormente sulle casse della Regione. Più avanti valuteremo».

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