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Cosa c'è dietro l'interdittiva antimafia alla Sicula Leonzio
Il giovane Leonardi e le aspettative nei confronti del clan

Giuseppe Leonardi, patron della squadra di calcio che fino alla passata stagione ha calcato i campi professionistici, non è indagato nell'inchiesta che ha travolto il padre e lo zio. Ma per gli inquirenti aveva totalmente aderito al sistema illecito

Simone Olivelli

La Sicula Leonzio è esposta al pericolo di infiltrazione mafiosa. Una permeabilità particolare, dettata più che dalla paura che può suscitare la criminalità organizzata da un rapporto schietto con le cosche siracusane. In particolar modo con il clan Nardo. «Le intercettazioni hanno consentito di disvelare una posizione dei Leonardi pressocché alla pari con la famiglia mafiosa», si legge nell'interdittiva emessa dalla prefettura. A guidare la società nata non solo per investire nel mondo del calcio - dove in pochi mesi è passata dalla serie C alla mancata iscrizione al campionato - ma anche per gestire operazioni immobiliari, è Giuseppe Leonardi. Rampollo della famiglia imprenditoriale che ha avuto in mano metà dei rifiuti prodotti in Sicilia e di conseguenza una buona parte del destino di un settore che per decenni ha vissuto sull'orlo dell'emergenza continua. Giuseppe, 30 anni, è figlio di Antonello e nipote di Salvatore, i due fratelli arrestati in primavera nell'inchiesta Mazzetta Sicula, con l'accusa di essersi fatti beffa delle prescrizioni in materia di trattamento della spazzatura grazie anche alle prebende elargite a funzionari compiacenti.

Anche se il presidente della Sicula Leonzio è rimasto fuori dall'indagine, il suo nome compare più volte nelle carte dell'inchiesta e, soprattutto, la sua voce è stata registrata dalle microspie installate dalla guardia di finanza. Intercettazioni caldissime che hanno portato il gip prima e la prefettura poi ad affermare che Giuseppe Leonardi avrebbe totalmente aderito «sia al sistema illegale ideato dal padre Antonino sia al rapporto sinallagmatico di quest'ultimo con il clan Nardo». Se il coinvolgimento nella gestione dei rifiuti rimanda al ruolo di dipendente dellla Sicula Trasporti, per quanto concerne le relazioni con la cosca il 30enne è entrato in gioco - al pari del padre - nella vicenda legata alla pretesa dei Nardo di gestire, tramite dei prestanome, il chiosco all'interno dello stadio Angelino Nobile. Dai Leonardi ribattezzato Sicula Trasporti Stadium. A opporsi ai desiderata del clan era stato il padre Antonello, sottolineando l'inopportunità di affidare la struttura a persone accostabili alla criminalità in un momento in cui le società della famiglia erano già sotto la lente della procura. «Gli diamo cinquemila euro per Natale e cinquemila euro per Pasqua», era stata la proposta fatta da Antonello Leonardi. 

Una soluzione che, secondo la prefettura, rafforza l'assunto per cui gli imprenditori trattavano alla pari con il clan. «Le imprese dei Leonardi fatturano milioni. Rispetto alle capacità reddituali, cinquemila euro è una somma irrisoria», ha scritto il gip nell'ordinanza di custodia cautelare. Spingendosi fino al punto di definire Antonello Leonardi «elemosiniere» dei Nardo. Dal canto suo, il giovane Leonardi si sarebbe più volte lamentato «rispetto ai vantaggi concretamente assicurati dal clan che, a suo dire, sarebbero inferiori alle legittime aspettative». Tra queste ci sarebbe stato un intervento dei Nardo nei confronti dei proprietari dell'hotel Sant'Alfio di Lentini, con cui Leonardi non aveva un buon rapporto. 

Tra gli elementi che hanno portato la prefetta di Siracusa Giusi Scaduto a ritenere la Sicula Trasporti potenzialmente soggetta a infiltrazione c'è anche la presenza di alcuni lavoratori che, a vario titolo, sono ritenuti contigui ai clan. Se di Delfo Amarindo si è ampiamente parlato - l'uomo ritenuto collante con i Nardo e per questo accusato anche di concorso esterno in associazione mafiosa -, nel provvedimento prefettizio vengono fatti anche altri nomi. È il caso, per esempio, di Giovanni Lo Tauro e Salvatore Disca, non indagati in Mazzetta Sicula ed entrambi dipendenti della Sicula Trasporti. Il primo è cognato del boss ergastolano Alfio Sambasile. Il figlio di Lo Tauro, Salvatore, nel 2005 fu invece coinvolto in un omicidio insieme ad Amarindo e allo stesso Disca. Quest'ultimo, è il nipote di Alfio Sambasile.

Nell'interdittiva è citato anche Ottavio Pezzino (non indagato, ndr). L'uomo a fine 2017 è stato assunto dalla Prince Tourist srl, la società che a Catania gestisce il Plaza Hotel e di cui Giuseppe Leonardi è amministratore unico. Sette mesi dopo, Pezzino fu arrestato e attualmente si trova in carcere per scontare una condanna che finirà nel 2024. Tuttavia, fino a gennaio di quest'anno, Pezzino - che nel 2016 fu tra i 109 arrestati del blitz antimafia Vicerè, contro il clan Laudani - ha mantenuto il rapporto di lavoro con i Leonardi. Infine c'è il caso di Angelo Maenza (non indagato, ndr). L'uomo, che entra in scena nelle fasi in cui il clan Nardo tratta la gestione del chiosco allo stadio, è ritenuto dagli inquirenti «il professionista di collegamento tra la Sicula Trasporti e la l.G.M. Rifiuti Industriali», società di recente finita al centro di un sequestro nell'ambito dell'operazione Gold Trash su un sistema di bancarotte fraudolente. Maenza, inoltre, in passato si è presentato come consulente della I.G.M al Comune di Lentini, nell'ambito dell'iter che avrebbe potuto portare alla nascita della discarica in contrada Armicci. L'attività ispettiva della prefettura è partita anche in seguito a una richiesta, giunta l'8 luglio scorso, dall'Agenzia delle entrate di Cagliari, in merito all'erogazione alla Sicula Trasporti di un contributo di oltre 300mila euro.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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