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Covid e fase 2. Dal 4 maggio potremo andare al mare?
Giurista: «Nella spiaggia più vicina e solo per nuotare»

Tolta la limitazione dei 200 metri dall'abitazione per l'attività motoria. Norma alla mano nessuno può impedire a un ennese di voler fare una bracciata in acqua. Niente teli e ombrellone però. «Resta il principio di ragionevolezza», specifica Vitalba Azzollini

Simone Olivelli

Foto di: sasa stucin

Foto di: sasa stucin

Dal 4 maggio tutti al mare? Più che una provocazione, una possibilità che, al netto di eventuali interpretazioni in chiave restrittiva, sarà consentita dal Dpcm pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale. Nel percorso di affinamento della convivenza con la quarantena, la libertà di tornare a fare il bagno era stata salutata con entusiasmo già con le risposte di Palazzo Chigi alle Faq (frequently asked question, le domande frequenti) rivolte riguardo il precedente decreto targato Giuseppe Conte. Quello che rimarrà in vigore fino al 4 maggio

«È sempre possibile svolgere l’attività motoria in prossimità della propria abitazione principale, con la conseguenza - si legge nella risposta del governo - che è ammesso, per coloro che abitano in luoghi montani, collinari, lacustri, fluviali o marini, effettuare tale attività in detti luoghi purché individualmente e comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona. Resta fermo che deve trattarsi esclusivamente di attività effettuate senza che occorra allontanarsi dalla propria abitazione e senza che si renda necessario l’utilizzo di mezzi di locomozione».

In sintesi quindi: nulla contro i tuffi, purché si viva a poca distanza dal mare. Tale restrizione, però, verrebbe meno con l'ultimo Dpcm. «Con il nuovo provvedimento viene meno il riferimento agli spostamenti tra un Comune e l'altro e il riferimento si trasferisce su base regionale - commenta la giurista Vitalba Azzollini - Al contempo si esplicita che per fare attività motoria e sportiva non sarà più necessario rimanere nei pressi della propria abitazione». Da ciò ne consegue che, in linea di principio, chiunque potrebbe scegliere come attività motoria una nuotata. Anche nel caso si vivesse in un paese che non ha sbocco sul mare. «Il decreto non specifica quali attività possano essere svolte in relazione al luogo in cui si abita, quindi, sì, possiamo dire che anche per chi risiede a Enna il mare non è precluso».

Tutto ciò non significa che non ci siano limitazioni. A partire dal fatto che intendere l'andare al mare come attività motoria esclude la possibilità di portare con sé non solo l'ombrellone, ma anche il telo, a meno di non usarlo soltanto per asciugarsi. «Non è prevista la sosta sulla spiaggia - specifica Azzollini - non si potrà andare per prendere il sole ma neanche usare materassini o restare in acqua a rilassarsi. L'apertura, va ricordato, riguarda comunque l'attività motoria». E in quest'ottica sarà necessario fare una stretta cernita della meta scelta. «Il governo è stato chiaro: resta ferma l'esigenza di attuare comportamenti prudenti. E applicando il principio di ragionevolezza si ricava che si potrà andare a nuotare nel litorale più vicino alla nostra abitazione», chiarisce Azzollini.

A scombinare i piani di quanti potrebbero decidere di accontentarsi della toccata e fuga, potrebbe intervenire il governo regionale con una nuova ordinanza contingibile e urgente motivata dalla situazione sanitaria nell'isola. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto dopo i precedenti Dpcm, l'ipotesi al momento sembrerebbe più lontana: il governo Musumeci, infatti, già ieri non ha mancato di sottolineare - non senza scivoloni comunicativi - la propria insoddisfazione di fronte alle scelte del governo Conte. Ritenendo troppo rinunciataria la fase due.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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