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Ambulanze private, dal 2011 costi aumentati di 16 volte
«L'anomalia» del bacino di Catania con numeri record

Nel 2019 la Regione ha speso oltre un milione di euro per pagare i consorzi accreditati all'emergenza. Nove anni fa erano 80mila euro. Analizzando i dati, emerge una sproporzione tra le province orientali e il resto dell'Isola. Seus corre ai ripari

Salvo Catalano

Nella sanità siciliana c'è una voce di spesa che cresce silenziosa, anno dopo anno, da almeno un decennio. È quella delle ambulanze private che vengono chiamate per interventi di emergenza quando i mezzi pubblici del 118 sono impegnati. Tecnicamente si chiamano eccedenze e nel 2019 sono costate alla Regione un milione 277mila euro. Nove anni fa questo costo era di appena 80mila euro, è quindi aumentato di 16 volte. E solo nell'ultimo anno è cresciuto di 200mila euro. Soldi che finiscono ai sei consorzi privati accreditati - Anpas (532mila euro), Misercordia (276mila), Co.Re.Sa (240mila), Cress (138mila), Sores (36mila), e Croce Rossa Italiana (55mila) - che riuniscono sotto il loro ombrello decine di associazioni. 

Ma analizzando gli ultimi dati, di cui MeridioNews è venuto a conoscenza, emerge subito una sproporzione evidente: l'81 per cento di queste risorse è assorbito dalle tre province della Sicilia orientale. Il bacino che comprende le province di Catania, Siracusa e Ragusa, e che fa riferimento alla centrale del 118 dell'ospedale Cannizzaro, ha speso un milione e 35mila euro nell'ultimo anno. Il resto della Sicilia, in confronto, spende le briciole: 115mila euro Messina, 73mila euro il bacino di Caltanissetta-Enna-Agrigento, appena 53mila euro quello di Palermo e Trapani. 

Che ci sia qualcosa di «anomalo» è chiaro anche ai vertici della Seus, la società partecipata della Regione che gestisce il 118 e che il governo Musumeci intende riformare sul modello della Lombardia. Alla sua guida è stato chiamato a ottobre 2018 l'ingegnere Davide Croce, veronese ma milanese d'adozione, già membro del nucleo di valutazione dell'Areu 118, cioè la gemella lombarda della Seus. Nella partecipata si parla di «necessità di sanzionare» le aziende ospedaliere dove si registrano i maggiori ritardi nel liberare le ambulanze del 118. Già, perché il bisogno di chiamare i privati nascerebbe soprattutto dal fatto che le ambulanze pubbliche, una volta portato il paziente al pronto soccorso, rimangono troppo spesso bloccate in attesa che vengano restituite le barelle. Tempi lunghi che creano un vuoto sul territorio, prontamente colmato dai consorzi accreditati. 

Solo che questa prassi è molto più in uso nella Sicilia orientale. Limitandoci a confrontare le due macro aree più grandi, in quella di Palermo (dove la Seus 118 può contare su 89 postazioni pubbliche) nel 2018 sono stati effettuati in totale 139mila interventi, di cui per appena 615 sono stati chiamati i privati, cioè nello 0,44 per cento dei casi. Nel bacino che fa capo a Catania (dove le postazioni totali sono 76) gli interventi complessivi sono stati poco di più di Palermo, 145mila. Di questi però ben 9.349 sono state eccedenze, il 6,44 per cento. Ma anche negli altri bacini il ricorso ai privati è molto più contenuto: nell'area Agrigento-Caltanissetta-Enna sono stati chiamati solo nel 1,68 per cento dei casi (825 interventi), nel Messinese nel 2,20 per cento dei casi (1.333 interventi). 

Nel 2014, alla luce di un business - 80 euro per ogni servizio entro i 30 chilometri, per distanze superiori un rimborso aggiuntivo di 33 centesimo a chilometro - che stava crescendo in maniera esponenziale, l'ex assessora alla Salute Lucia Borsellino firmò un decreto che addossava alle aziende ospedaliere i costi delle eccedenze chiamate quando le ambulanze del 118 fossero rimaste bloccate nei pronto soccorso oltre il tempo stabilito, cioè 15 minuti. E in effetti ogni mese i responsabili delle centrali operative del 118 inviano un report all'assessorato regionale. Sembrerebbe però che in questi cinque anni nessuna sanzione sia scattata. 

Adesso, per provare ad arginare i ritardi, la Seus intende istituire i cosiddetti box di ripristino. Personale non adatto al servizio su ambulanza verrà collocato nei pronto soccorso con attrezzature mediche (barelle, collari, ecc) che possono sostituire rapidamente quelle delle ambulanze, in modo da farle tornare in strada il prima possibile. Si dovrebbe partire nell'ospedale di Caltanissetta, per poi estendere la sperimentazione al resto dell'Isola. Intanto entro l'estate la Seus avrà nuove ambulanze: il bando per 200 mezzi in leasing, dotati di videocamere a bordo, scade l'11 marzo. 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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