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Diventerà Bellissima riparte dal capoluogo siciliano
Musumeci: «Che Dio ci aiuti, senza rosario in mano»

L'atteso discorso di Nello Musumeci da piazza Verdi a Palermo. Dalle quote tonno, all'agricoltura, ai migranti, alle piattaforme petrolifere, all'inquinamento industriale, sono diversi i temi affrontati dal governatore. E non mancano le stilettate all'alleato Salvini

Miriam Di Peri

Vicinanza alla Lega? Sì, ma non troppo. C'è qualche faccia pallida, al di là del palco da cui Nello Musumeci sta dicendo la sua, nella cornice di piazza Verdi a Palermo. Dopo settimane di silenzio per non entrare nel merito della campagna elettorale delle europee, Nello Musumeci torna a far sentire la sua voce politica. E lo fa con un progetto chiaro, che guarda al Sud, che lancia un appello all'unità agli alleati politici. E che guarda con interesse alla Lega di Matteo Salvini, certo, ma mettendo in chiaro di non volerne essere costola. 

Tanti, i passaggi che vanno in questa direzione nel discorso di Musumeci. A cominciare dall'interlocuzione col governo nazionale. Certo, attacca i 5 Stelle a gamba tesa. Certo, dice «meno male che c'è la Lega». Ma aggiunge anche «tuttavia non ha dato le risposte che ci aspettavamo, a cominciare dalle quote del tonno. Alla Lega abbiamo chiesto di assumere impegni precisi, invece se chiediamo di politiche attive del lavoro, ci viene risposto che quel ministero è dei 5 Stelle. Se chiediamo di Infrastrutture, ci viene risposto che quel ministero è dei 5 Stelle. Se chiediamo di sanità, ci viene risposto che quel ministero è dei 5 Stelle. Con chi dovremmo parlare? Con Toninelli, che è una calamità nazionale? Che viene in Sicilia solo per fare campagna elettorale?». 

È un fiume in piena, Nello Musumeci. Dalle quote tonno, all'agricoltura, ai migranti, alle piattaforme petrolifere, all'inquinamento industriale. Commenta la campagna social del segretario del Partito Democratico, Davide Faraone: «Sarebbe stato bello se si fosse accorto che i nostri siti culturali sono inaccessibili per le erbacce sei anni fa, quando il suo partito sgovernava questa terra. Ancora oggi ne paghiamo le conseguenze, ci sono debiti dappertutto». 

Ma il governatore non è un novellino. E sa che la sua piazza vuole conoscere con chiarezza la sua posizione rispetto all'ipotesi di un percorso comune con la Lega. Così torna ancora sull'argomento, questa volta per parlare di migranti: «siamo diventati - sottolinea, a proposito delle politiche comunitarie in tema di flussi migratori - la promessa mancata o forse negata per milioni di africani. Noi vorremmo che l'Europa portasse avanti una politica seria sui flussi migratori. Vorremmo che l'Europa solidale dimostrasse di esserlo davvero, che dimostrasse di non essere soltanto un progetto per ricchi. Noi non siamo contrari a soccorrere questi ragazzi, perché siamo siciliani, perché siamo cristiani, perché pensiamo che il soccorso in mare non si debba negare a nessuno. Ma una cosa è il soccorso, altra cosa è l'accoglienza. Su quello servono risposte serie dall'Europa sulla redistribuzione nei 28 Paesi».

Altra stilettata a Salvini. E ancora, senza girarci attorno: «noi vogliamo essere un elemento di novità nel panorama politico. Decideremo tra qualche mese se costruire una federazione o un'alleanza con la Lega».

Ancora segnali. Fino alla chiosa finale, assolutamente inequivocabile: «Grazie, per questa enorme dimostrazione di affetto. E che Dio ci aiuti, senza rosario nelle mani». Con la Lega sì, insomma, ma mantenendo comunque la propria identità.

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