Sea Watch: sbarco a Lampedusa per minori e malati «Tutti hanno bisogno di avere la terra sotto i piedi»

Dieci delle 53 persone a bordo della Sea Watch sono state autorizzate a sbarcare a Lampedusa dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Si tratta di tre minori, tre donne di cui due incinte, due accompagnatori e due uomini malati. I migranti verranno trasferiti a Lampedusa con una motovedetta della guardia costiera. 

L’autorizzazione allo sbarco è arrivata dopo i controlli sanitari a bordo da parte del centro nazionale di coordinamento del soccorso in mare di Roma. La nave della ong tedesca da tre giorni è in ferma a 16 miglia dall’isola dopo avere soccorso i migranti. «Avendo ricevuto come unica indicazione il porto di un Paese in guerra (la Libia, ndr), la Sea Watch ha fatto rotta a nord – avevano annunciato ieri dalla organizzazione umanitaria con un tweet – verso il porto sicuro più vicino alla posizione del soccorso: Lampedusa». 

Dalla ong, intanto, continuano a chiedere un porto sicuro perché «tutti loro che hanno bisogno di protezione, tutti hanno bisogno di avere la terra sotto i piedi». Questa mattina, però, il ministro Salvini aveva annunciato di avere firmato «il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal nuovo Decreto Sicurezza. Ora – aveva aggiunto il leader del Carroccio – il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti».

Anche nei giorni scorsi il ministro dell’Interno ha ribadito che «i porti italiani restano sbarrati» e ha sottolineato che «la Sea Watch ha caricato a bordo degli immigrati che stavano per essere salvati dalla guardia costiera libica. Poi ha chiesto a Tripoli un porto di sbarco, ma quando lo ha ottenuto ha detto che non avrebbe mai riportato gli immigrati indietro». La portavoce di Sea Watch Italy Giorgia Linardi ha risposto che «il fatto che la Libia non sia un porto sicuro non è una nostra valutazione. Lo dice la stessa missione Onu in Libia, l’Unhcr, la commissione Europea, la nostra Farnesina, lo stesso nostro ministro dell’Interno in tv lo scorso 25 maggio e il presidente libico Al Serraj. Negli ultimi dieci giorni – ha aggiunto – sono stati bombardati un ospedale e un aeroporto e sono stati distrutti diversi quartieri».

Il vicepremier leghista aveva suggerito all’imbarcazione di andare verso «il Nord Europa», definendo il salvataggio da parte dell’ong come «l’ennesima sceneggiata dei finti buonisti». In merito all’ipotesi, poi, che la procura di Agrigento potesse fare attraccare la Sea Watch 3 e poi sequestrare la nave, Salvini aveva annunciato: «Vado a piedi ad Agrigento a farmi spiegare perché. Una va bene, due va bene, ma la terza volta no».


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