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Siracusa, cosa si respira nel quadrilatero industriale?
Oltre 120mila firme per aggiornare registro inquinanti

La petizione è stata lanciata su Change.org dal coordinatore dei Verdi Giuseppe Patti. Le richieste sono indirizzate al governo nazionale, alla Regione Siciliana e anche all'Asp. «Azione apartitica, parliamo di un diritto di tutti»

Marta Silvestre

Foto di: Isab

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«Che cosa respiriamo nel quadrilatero industriale di Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa?». È per rispondere a questa domanda che, poco più di un mese fa, il coordinatore dei Verdi di Siracusa Giuseppe Patti ha lanciato una petizione sulla piattaforma Change.org che oggi conta già più di 120mila firme. «La questione è indirizzata al governo nazionale, alla Regione Siciliana e anche all'azienda sanitaria provinciale di Siracusa perché ognuno di questi tre organi è competente in modo diverso», spiega a MeridioNews Patti che tiene a sottolineare che «sebbene sia un'iniziativa politica, rimane assolutamente apartitica perché è una questione di diritti fondamentali che ci spettano».

Al governo nazionale si chiede di dire stop alle energie fossili per attuare una transizione ecologica e di aggiornare il catasto inquinanti. «Le centraline dell'Arpa - spiega Patti - non sono tarate per registrare gli inquinanti che vengono immessi in atmosfera dalle industrie presenti sul nostro territorio in base al tipo di lavorazione che fanno. Per esempio - aggiunge - non vengono monitorate le emissioni di acido solforico (prodotto della raffinazione del petrolio, ndr) che è altamente nocivo». In questo senso è la richiesta fatta alla Regione Siciliana: avere una migliore rete di monitoraggio della qualità dell'aria. «È impensabile - dichiara l'ex presidente del Wwf aretuseo - che l'Arpa abbia solo quattro centraline in tutto il territorio compreso nel quadrilatero industriale che ospita uno dei petrolchimici più grandi d'Europa». 

«Vogliamo capire, senza creare allarmismi, se c'è una correlazione tra le patologie tumorali - aggiunge Patti - e le emissioni inquinanti». È per questo che la terza destinataria della petizione è l'Asp di Siracusa cui si chiede di conoscere quanti sono realmente i malati di tumore nell'area e di commissionare a terzi un’indagine epidemiologica su tutti i cittadini. «Sono dati che, diverso tempo fa, erano già stati chiesti anche dalla commissione ecomafie. Il punto - dice Patti - è che anche il registro tumori non riesce a fotografare la realtà perché si basa sul certificato di morte in cui la causa del decesso è spesso altra». I numeri dei morti di tumore arrivano dal registro che tiene don Palmiro Prisutto, il parroco della Chiesa Madre di Augusta - testimonial della petizione - che ogni mese durante una messa legge dal pulpito un lungo elenco.

La richiesta sottoscritta da oltre 120mila persone nasce anche in seguito al sequestro degli impianti di raffinazione del polo petrolchimico di Siracusa, nel luglio del 2017, dopo che la procura ha accertato «un significativo contributo al peggioramento della qualità dell'aria dovuto alle emissioni degli impianti». Un altro sequestro di quattro insediamenti nel polo petrolchimico di Priolo è arrivato lo scorso 21 febbraio con 19 persone indagate dalla procura aretusea. Un territorio avvelenato, dove in 18 anni è stato bonificato solo l'otto per cento delle zone contaminate. «Con le bonifiche oltre alle questioni ambientali - conclude Patti - si troverebbe anche una soluzione alternativa che farebbe venire meno il cosiddetto ricatto occupazionale, insomma: anche con la green economy è possibile portare il pane a casa».

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