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Fondi comunitari, Sicilia in ritardo su certificazione
A dicembre nuovi bandi rivolti alle aziende agricole

Viaggio nelle risorse che ci sono e nei rivoli in cui restano bloccate. Dalla certificazione, su cui si scontano ritardi enormi, alla redazione delle graduatorie. Critiche al programma di sviluppo rurale: «Tetti fino a 5 milioni di euro, finanziati pochi progetti»

Miriam Di Peri

Croce e delizia di ogni governo, tutti ripongono la propria fiducia nei fondi comunitari, quell’oasi nel deserto capace di rifocillare le aziende siciliane stanche e assetate. Imprenditori, artigiani, giovani, donne, start-up, nei rivoli della programmazione della spesa comunitaria c’è spazio per qualunque categoria che sia pronta a scommettere sul futuro. Eppure, non è un mistero, lo stallo appare sotto gli occhi di tutti. Lo ha ribadito persino il governatore Nello Musumeci, parlando alla platea di amministratori locali accorsa alle Terrazze di Mondello per ascoltarlo. «Certo, il nostro governo ha messo in circolo 850 milioni di euro, ma non dimentichiamo che la programmazione è iniziata nel 2014. Sapete quanta della spesa già effettuata abbiamo trovato certificata? Sei milioni. Nel 2018 dobbiamo certificare oltre 700 milioni di spesa».

Già, perché se è vero che l’Europa mette a disposizione risorse considerevoli, è vero anche che per poter utilizzare quei fondi sono necessarie competenze «che molto spesso mancano totalmente tra il personale regionale» si sussurra tra le retrovie, rigorosamente a taccuino chiuso. È così che la Sicilia si ritrova, a pochi mesi dalla fine dell’anno, per l’ennesima volta di fronte al rischio concreto di dover rimandare indietro le risorse.

Se il quadro generale, insomma, non è dei più rassicuranti, non va meglio guardando con la lente d’ingrandimento ai singoli assessorati. È così, ad esempio, all’Agricoltura, dove sul Programma di Sviluppo Rurale (Psr), puntano in molti per ammodernare e, più in generale, migliorare le condizioni lavorative nelle campagne siciliane. L’attesa graduatoria per la misura 4.1 Sostegno a investimenti nelle aziende agricole, una delle più grandi, con una dotazione finanziaria di 100 milioni di euro, è stata pubblicata lo scorso giugno, lasciando dietro di sé tantissimi scontenti: delle oltre 2500 domande presentate, infatti, a beneficiare del finanziamento (a fondo perduto per una percentuale variabile tra i 50 e i 70 punti), sono stati poco più di cento progetti. «Colpa - secondo la Confederazione italiana agricoltori - di un tetto massimo eccessivo, contro cui ci siamo più volte opposti».

Secondo Rosa Giovanna Castagna, presidente regionale della Cia, una misura che avrebbe potuto dare un aiuto importante all’economia dell’Isola «non è stata volano per le piccole aziende che volevano ammodernarsi, perché ammettendo progetti con cifre così alte, inevitabilmente penalizzava poi nei punteggi i progetti individuali più piccoli. Con la nuova amministrazione regionale - aggiunge Castagna - si sono già fatti importanti passi avanti su misure che aspettiamo ormai da mesi. Certo, il Psr già era partito notevolmente in ritardo, ma va riconosciuto che c’è stato da parte dell’assessorato un impegno tangibile per risolvere i problemi».

Il tetto massimo per la prima parte della misura 4.1 è stato fissato a 5 milioni di euro per singolo progetto, nonostante l’iniziale limite massimo di 3 milioni, che la Cia e non solo avevano chiesto di abbassare a 1,5 milioni per la produzione, mantenendolo invece a 3 milioni per i progetti che miravano alla trasformazione dei prodotti. Anche l’ordine degli agronomi aveva chiesto un abbassamento della soglia limite. Ad ammetterlo è Corrado Vigo, allora presidente dell’ordine di Catania, oggi nel consiglio nazionale dello stesso ordine professionale. «L’Unione Europea stanzia risorse sostanziose perché uno degli obiettivi è quello di ravvivare e riavviare molte aziende agricole, con interventi di miglioramento. Ma quando c’è un bando che ha un livello di progettualità fino a 5 milioni, è chiaro che non è più destinato a molti, magari con meno risorse».

Ma se questi sono i problemi del passato, ecco che sul presente il tema più rilevante è quello della fatica che fa l’elefantiaca macchina amministrativa regionale a stilare le graduatorie che comportano, appunto, l’esame di tutte le istanze presentate. E mentre la seconda fase della misura 4.1 dovrebbe essere messa a bando a inizio dicembre, è il presidente della commissione Attività produttive all’Ars, Orazio Ragusa, ad ammettere che «intanto si sta ripartendo dal dialogo con categorie professionali che lamentavano di non sentirsi ascoltate dalle istituzioni». 

Sui fondi comunitari resta molto ancora da fare, a partire dalla programmazione. «Abbiamo convocato in audizione tantissima gente che ne aveva fatto richiesta - continua Ragusa - Mi pare evidente che i bandi vadano semplificati, per evitare di chiedere alle aziende la cantierabilità, che ha un suo costo, per poi non finanziare i progetti. Perché quello diventa un problema per l’azienda, che ha perso tempo e denaro, per il cittadino, che si allontana dalle istituzioni, e per la politica, che perde la capacità di ascoltare e dare risposte alla gente. Intanto - conclude - i vecchi bandi si è preferito mantenerli così com’erano, per evitare ulteriori ritardi. Ma sono convinto che, a partire dai prossimi finanziamenti a evidenza pubblica, il tiro sarà addrizzato».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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