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Muos, è ancora polemica tra attivisti e cinquestelle
Nel 2012 Nello Musumeci si scagliò contro la base

Le nuove richieste da parte degli Stati Uniti, interessata a fare interventi di manutenzione nella zona militare, riapre il dibattito sulla base. Una vicenda che non ha solo aspetti giuridici, ma chiama in causa la politica. Chiamata nuovamente a fare scelte importanti

«Perché il presidente non ha ancora provveduto a revocare l'autorizzazione per la costruzione del Muos di Niscemi? È la nostra prima iniziativa parlamentare perché attribuiamo una particolare importanza a questo tema. Quali interessi si nascondono dietro questo silenzio? Quali imbarazzanti impegni debbono essere mantenuti? E con chi?». Parole dure, pronunciate nel 2012 dall’allora capo dell’opposizione al governo regionale Nello Musumeci, oggi presidente della Regione, contro le autorizzazioni al Muos di Niscemi ratificate dal governo Crocetta.

Le frasi tornano in mente, mentre gli attivisti contrari alla base militare di Niscemi sollevano il caso di una nuova richiesta autorizzativa da parte degli Stati Uniti, per interventi di manutenzione nella zona militare del Muos, che ricade in una riserva naturale orientata di competenza dell’assessorato regionale all’Agricoltura. In molti si chiedono quale posizione assumerà adesso il governo regionale, che in questo avvio di legislatura non ha mai affrontato apertamente l’argomento.

Ad accendere i riflettori, appunto, gli attivisti del movimento No Muos, che hanno manifestato il loro disagio davanti alla scelta del ministero della Difesa, guidato dalla pentastellata Elisabetta Trenta, di inoltrare la richiesta alla Sicilia. Una vicenda nella quale il deputato regionale Giampiero Trizzino, da sempre contrario al Muos, cerca di fare da paciere: «Il nostro obiettivo - dice - è sempre stato e continua ad essere spegnere il Muos. Nessun passo indietro. Negli anni ci siamo battuti contro le autorizzazioni rilasciate dalla Regione, chiedendone la revoca in autotutela e portando la questione all’attenzione dell’Europa, grazie al sostegno del collega Ignazio Corrao. Sebbene il governo nazionale non abbia alcuna competenza per il rilascio delle autorizzazioni, continuiamo a coordinarci costantemente con i colleghi di Camera, Senato e dell’esecutivo, al fine di intraprendere ogni azione utile per fermarlo, rimanendo al fianco dei cittadini di Niscemi e dei comitati, come è sempre avvenuto».

Ma nonostante il tentativo di Trizzino dimettere una buona parola, declinando le responsabilità dalla ministra Trenta, è Fabio D’Alessandro, originario di Niscemi e attivista No Muos, a replicare a distanza alle parole di Trizzino: «Quello tra Stati Uniti e Italia è un trattato segreto, di cui nessuno di noi ad oggi conosce i termini. Però è chiaro che se siamo arrivati al punto in cui gli Stati Uniti chiedono al governo italiano di fare da passacarte, allora possiamo definirci ufficialmente una colonia americana. Sarebbe una procedura folle - accusa ancora D’Alessandro -. Se lo Stato fosse obbligato a passare le cartesuo malgrado, magari per poi fare da opposizione al governo regionale su cui ricadono tutte le responsabilità, qualora autorizzassero questo nuovo intervento».

Ma intanto, dal governo regionale tutto tace. Musumeci si trova fuori dall’Isola in questi giorni e non è dato sapere quale posizione assumerà sulla vicenda. Invece a rispondere, almeno in parte, ai dubbi di natura tecnica, è l’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera, secondo il quale è chiaro «che si tratta di una scelta politica di cui deve rispondere il governatore dopo un confronto coi componenti della giunta». Bandiera intanto conferma a Meridionews che «c’è un progetto presentato da pochi giorni, ma che è ancora in fase di prima istruttoria. L’assessorato sarà chiamato a esprimere rigidamente un parere con le norme che disciplinano la materia, perché ricordo che il Muos insiste in un’area definita zona A. Da quello che posso dedurre in questo momento, ho certezza che molto di quello che viene proposto di fare non è realizzabile in una zona A». Ma oltre, Bandiera non si spinge. Insomma, se anche questa volta la Sicilia concederà una deroga per le autorizzazioni o meno non è dato saperlo. «Certo - conclude - il nostro presidente è una persona che si contraddistingue per la sua coerenza. Se quella era la sua posizione appena qualche anno fa, difficilmente riesco a immaginare che si allontani da quell’idea adesso».

In merito alla liceità degli interventi da fare nella base di Niscemi, la marina militare statunitense è sicura che i quattro progetti per cui è stata presentata la richiesta di nulla osta rientrino tra le opere concesse dalla normativa. Nelle migliaia di pagine di documentazione fatte pervenire agli uffici regionali dalla società statunitense Aecom, che ha la propria sede italiana a Milano, si specifica che i lavori alla strada perimetrale di pattugliamento della base e delle stradelle interne, la riparazione dei tratti di recinzione danneggiati, il miglioramento della sicurezza nell'entrata principale e infine l'ancoraggio di un plinto di ancoraggio del tirante di un'antenna non comporterebbero rischi per la fauna e la flora presenti nella riserva. 

La tesi, che viene ripresa anche negli studi di incidenza ambientale prodotti da Aecom, dovrà passare il vaglio della Regione, che inevitabilmente dovrà tenere conto anche di quanto accade al tribunale di Caltagirone, dove è ancora in corso un processo sulle dinamiche che portarono al via libera all'edificazione del Muos. L'ipotesi della procura, per il quale alcuni degli imputati sono stati assolti, è quella di reati ambientali. Al momento, però, è difficile fare previsioni: ciò che si sa è che una prima conferenza dei servizi si è svolta a fine luglio nella base di Sigonella. Tra i presenti c'erano i referenti del ministero della Difesa, della marina militare statunitense, dell'assessorato al Territorio. A mancare, invece, era il rappresentante del dipartimento per lo Sviluppo rurale, ovvero il ramo dell'amministrazione regionale a cui ufficialmente fa capo la Sughereta di Niscemi.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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