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Rifiuti, le perplessità attorno alla riforma di Musumeci
Tra garanzie occupazionali e il rilancio delle province

Nonostante probabilmente sarà oggetto di modifiche, forse ancora prima di finire all'Ars, arrivano i primi commenti sulla proposta targata Pierobon. Critici il M5s che chiede al governatore di votare la propria proposta e Legambiente. Prevista l'istituzione delle Ada

Miriam Di Peri

In fondo il disegno è sempre lo stesso, il leitmotiv che ha accompagnato l'intera campagna elettorale del governatore e che adesso comincia a concretizzarsi a partire dalla più importante delle declinazioni: la gestione dei rifiuti. Ma a ben guardare, il progetto dietro la nuova riforma targata Pierobon è ispirato allo stesso grande obiettivo di Nello Musumeci: ridare lustro alle ex Province regionali. A cominciare proprio dalla più articolata delle gestioni della cosa pubblica, cioè la raccolta dell'immondizia in strada.

Così ecco pronta e già approvata dalla giunta la relazione al disegno di legge di riforma del settore, a otto anni di distanza da quella legge 9 del 2010 che non ha mai risollevato le sorti dell'Isola sul fronte della differenziata. Impietosi, infatti, i numeri che si leggono nero su bianco nel documento vergato dall'assessore regionale: 190 Comuni hanno superato il 35 per cento di differenziata, ma questi rappresentano appena il 25 per cento della quantità di rifiuti prodotti in Regione. Poi c’è un secondo gruppo di Comuni (circa 60) con una media tra il 20 e il 35 per cento, ma anche in questo caso di tratta di comunità che rappresentano il 15 per cento dei rifiuti regionali. I restanti centri (circa 140), che producono il 60 per cento dei rifiuti nell’Isola, «si attesta su una media del 10 per cento di raccolta differenziata».

Insomma, una soluzione andava trovata. E per il governo quella soluzione passa dalla gestione affidata alle Ada, le autorità d’ambito (inizialmente chiamate Aga, poi rinominate dopo l’incontro di ieri pomeriggio con le associazioni ambientaliste), che avranno sede proprio nelle ex Province. Tutto sarà gestito dalle nuove autorità, dalle gare d’appalto per la realizzazione dei nuovi impianti necessari al fabbisogno dei singoli territori fino alle società che si occuperanno materialmente della raccolta. «La Regione - afferma Aurelio Angelini, esperto del presidente in materia di rifiuti - si riprende il ruolo che la legge le assegna, cioè di programmazione prima e controllo dopo, mentre tutte le fasi della gestione passano in capo alle Ada». E dunque ai Comuni.

Una proposta che suscita non poche perplessità, a cominciare dai costi. Se il disegno di legge dovesse venire approvato così com’è, ad esempio, ci si potrebbe trovare nella situazione in cui il costo per la gestione dei rifiuti a Trapani verosimilmente risulterebbe diverso dallo stesso servizio erogato in provincia di Catania. E poi c’è il tema del personale. Posto che la legge prevede che si continui fino alla scadenza naturale dei contratti di servizio con le società che si occupano della gestione dei rifiuti, di fatto non c’’è alcuna garanzia rispetto alla tutela dei livelli occupazionali. Le Ada, infatti, pubblicheranno singolarmente delle gare d’appalto per la gestione del servizio nell’intero territorio provinciale. Ad esempio, nella Città metropolitana di Palermo verrà fatta un’unica gara per la gestione dei rifiuti, dalle Madonie fino alla Valle dello Jato, compresa Palermo. La ditta aggiudicatrice (che potrà essere sia pubblica che privata, per cui, ad esempio, la Rap - municipalizzata che si occupa del servizio a Palermo - potrà partecipare al bando) subentrerà man mano nei singoli Comuni che nel tempo avranno estinto i loro contratti di servizio con le società che al momento raccolgono i rifiuti in strada. «Ma - ammette ancora Angelini - non c’è obbligo di assunzione degli operatori ecologici. Verrà istituito un elenco speciale, all’interno del quale la ditta aggiudicatrice potrà avvalersi di personale. Il nostro può essere soltanto un forte invito a seguire quell’elenco». Insomma, su questo, come su altri punti, è immaginabile che si discuterà a lungo all’Ars in fase di esame del ddl.

Per il resto, ecco che la Regione ammette che la priorità assoluta in materia di impianti va data a quelli di compostaggio. Non soltanto perché appena sufficienti al momento, ma anche perché «la frazione umida nella nostra Regione al momento viaggia anche per centinaia di chilometri, in assenza di una distribuzione equilibrata degli impianti. E poi gli stabilimenti di compostaggio sono fondamentali non soltanto perché l’umido rappresenta il 40 per cento del rifiuto complessivo, ma anche perché valorizza la restante frazione secca, non contaminandola».

La riforma è appena agli albori e il lavoro da fare resta tantissimo. Ma se i Cinquestelle si dicono già fortemente critici - «martedì - ricorda il deputato pentastellato Gianpiero Trizzino - si vota la procedura d’urgenza della riforma sui rifiuti del M5s. Musumeci voti il nostro testo e non perda altro tempo» - ecco che Legambiente assume una posizione più interlocutoria. Secondo il presidente Gianfranco Zanna «la criticità maggiore, a nostro avviso, sta in una suddivisione degli Ada per confini provinciali. Restiamo convinti che sia necessario partire dai fabbisogni dei territori e in base a quelli stabilire le Autorità d’ambito. Il contrario - conclude - rischia di far incorrere negli stessi errori del passato».

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