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Pachino: scarcerato dopo bomba carta ad avvocata
È Giovanni Aprile, il 40enne che comprò l'accendino

È questa la decisione del tribunale del Riesame di Catania che ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare. L'uomo è accusato di minacce a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, porto e detenzione di materiale esplosivo con l'aggravante di aver agito per favorire il clan Giuliano di Pachino

Marta Silvestre

Il tribunale del Riesame di Catania ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giovanni Aprile, uno dei quattro arrestati lo scorso 10 aprile perché ritenuti responsabili di avere messo una bomba carta sotto all'autovettura dell'avvocata Adriana Quattropani a Pachino. Ordinata la scarcerazione del 40enne accusato anche di minacce a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, porto e detenzione di materiale esplosivo con l'aggravante di aver commesso i reati con metodologia mafiosa nell'interesse di favorire il clan Giuliano attivo nel territorio di Pachino e Portopalo di Capo Passero.

«Il mio assistito, adesso, è totalmente libero - dichiara a MeridioNews il legale di Aprile, Giuseppe Gurrieri - Per conoscere le motivazioni dell'annullamento della misura cautela bisognerà aspettare il termine dei 30 giorni entro i quali il tribunale del Riesame le depositerà. Solitamente un provvedimento del genere viene preso se non sussistono gravi indizi di colpevolezza o se, pur essendoci, non ci sono esigenze cautelari come il pericolo di reiterazione del reato o di fuga o di inquinamento delle prove». In particolare, Aprile è accusato di avere acquistato l'accendino utilizzato per provocare l'esplosione dell'ordigno posizionato sotto la macchina di Quattropani.

Per gli altri tre arrestati, il 54enne Giuseppe Vizzini - detto Peppe Marcuotto - e i suoi due figli Simone (29 anni) e Andrea (24 anni) le misure rimangono invariate. Per loro, il tribunale ha ritenuto insussistente l'aggravante mafiosa per il reato di violenza e minaccia a pubblico ufficiale ai danni dell'avvocata che stava svolgendo la funzione di curatrice fallimentare e aveva appena consegnato al suo legittimo proprietario un distributore di carburante gestito dalla ditta guidata dalla moglie di Giuseppe Vizzini.

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