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Il Governo Crocetta alla ricerca del Bilancio 2015
La crisi di Sviluppo Italia Sicilia: oggi riunione della Fabi

La situazione della Regione si aggroviglia. Si avvicina la fine dell'anno e non c'è ancora il Bozzone con la manovra economica e finanziaria del prossimo anno. Senza la quale, legge alla mano, è impossibile, per l'Ars, approvare l'esercizio provvisorio. Per il nuovo Ragioniere generale, Salvatore Sammartano, sarà una corsa contro il tempo 

Giulio Ambrosetti

Il grande sonno della Regione siciliana registra il primo sbadiglio: è quello del presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, che prende atto che, a qualche giorno dal Santo Natale, il Governo regionale non ha ancora presentato il Bozzone con lo schema di Bilancio e Finanziaria 2015. Il fatto grave, in verità, è che il governatore Rosario Crocetta e il suo compare renziano, l'assessore all'Economia, Alessandro Baccei, avrebbero voluto - in gioiosa atmosfera da Prendi i soldi e scappa - arraffare il muto da 2 miliardi di euro. Operazione bloccata, ieri, in zona Cesarini, dalla conferenza dei capigruppo, dopo che ben due Commissioni legislative di Sala d'Ercole - la Commissione Sanità e la Commissione Bilancio e Finanze - avevano dato il benestare a quello che si sarebbe configurato, come il nostro giornale scrive da quasi un mese, come uno scempio delle regole parlamentari.  

La situazione si aggrava. Ricordiamo che l'assenza del disegno di legge su Bilancio e Finanziaria impedisce al Parlamento dell'Isola di approvare l'esercizio provvisorio. All'Ars, insomma, non funziona come nei Comuni, dove l'esercizio provvisorio può essere presentato facendo riferimento al bilancio dell'anno precedente. Sala d'Ercole può procedere all'esame e all'approvazione del disegno di legge sull'esercizio provvisorio solo se il Governo ha presentato, prima o contestualmente, il disegno di legge su Bilancio e Finanziaria. 

Il Bozzone serve perché senza la previsione di Bilancio dell'anno successivo non si può quantificare la spesa in dodicesimi dell'esercizio provvisorio. Cose, queste, che il nuovo Ragioniere generale, Salvatore Sammartano, conosce benissimo (anche se, proprio sui conti, la sua esperienza all'assessorato alla Salute non è stata entusiasmante, se è vero che il buco da 5 miliardi di euro è stato ascritto proprio alla sanità). Per Sammartano, in ogni caso, ormai sarà una corsa contro il tempo. 

Non osiamo pensare che cosa succederebbe se il Governo Crocetta non dovesse presentare entro quest'anno il disegno di legge su Bilancio e Finanziaria... Con molta probabilità, il Governo proverà a lavorare con quattro mesi di esercizio provvisorio per spendere a gennaio e a febbraio i quattro dodicesimi. Nella speranza di sistemare i conti nel corso del prossimo anno.  

Sul marasma politico e soprattutto istituzionale interviene il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle Ars, che chiama in causa proprio Ardizzone che, in verità, come già accennato, ha dato qualche segno di vita ieri. «Ardizzone - dicono i parlamentari grillini - pretenda più rispetto per questo Parlamento. Il Governo continua a snobbarci e, soprattutto, a snobbare le esigenze della Sicilia, che rischia di affondare».

«L'irresponsabilità di questo Governo - dicono i parlamentari grillini - è ormai certificata da mille episodi. L'Ars, però, non può continuare a regolare i suoi ritmi sull'inaffidabiltà della Giunta. Deve pretendere il rispetto da questo Governo e da questo presidente, spesso latitante senza motivo, anche in occasione di importanti discussioni, come quella sulle trivellazioni. Il mancato arrivo del disegno di legge sul Bilancio 2015 costringerà l'Aula alla paralisi fino a fine anno e questo è inaccettabile, considerata la disastrosa situazione dell'Isola che definire disperata è quasi un eufemismo».

Dai parlamentari del Movimento 5 Stelle arriva anche una pesantissima critica al Governo regionale sui fondi Pac, i 500-600 milioni di euro scippati dal Governo Renzi ai Comuni della Sicilia.

«Crocetta - dicono i grillini - è riuscito a farsi fare questo vergognoso scippo per mano del suo Pd, praticamente senza profferire parola. E' intollerabile, specie in un momento in cui la mancanza di questi soldi rischia di metter la pietra tombale sul già disastroso bilancio regionale. Sui fondi Pac a rischio avevamo lanciato l'allarme a novembre e presentato tre emendamenti al Senato per cercare di salvarli». 

Su questa vicenda, secondo i parlamentari del Movimento 5 Stelle non è detta l'ultima parola: «Presenteremo gli emendamenti alla legge di stabilità anche alla Camera - dice Azzurra Cancelleri, deputata a Montecitorio -. Speriamo che in quell'occasione ci sia la massima sintonia tra tutti i deputati eletti in Sicilia».

Stamattina, intanto i parlamentari grillini di Sala d'Ercole terranno una conferenza stampa su un'altra vergogna del Governo Renzi e del Governo Crocetta: le trivellazioni in mare e sulla terraferma per la ricerca di petrolio e gas. L'appuntamento è nella sala stampa dell'Ars. 

Sul culo di sacco in cui è finita la Regione siciliana interviene anche il capogruppo di Forza Italia all'Ars, Marco Falcone. 

«Denunciamo con forza - dice Falcone - l’incapacità e l’irresponsabilità del Governo che, a quindici giorni dalla fine dell’anno, non ha ancora fatto pervenire al Parlamento le norme fondamentali per la chiusura dell’esercizio finanziario 2014. Mancano all’appello il Documento di programmazione economica e finanziaria, il disegno di legge su Bilancio e Finanziaria 2015, il disegno di legge sull'esercizio provvisorio e il disegno di legge sui precari (il riferimento dovrebbe essere ai 24 mila precari degli enti locali siciliani, pe ri quali, in verità, oltre al disegno di legge, mancano anche i soldi per pagarli ndr). La mancata predisposizione di queste norme, oltre a bloccare l’attività d’Aula, paralizza l’intera Regione e aggrava irrimediabilmente la già difficile situazione della nostra Isola».

Ieri, nel corso di una riunione della Commissione Bilancio e Finanze dell'Ars, si è parlato anche di Sviluppo Italia Sicilia spa, la società partecipata della Regione che versa in una difficile situazione finanziaria provocata da una Regione siciliana che, ormai, fa acqua da tutte le parti. Una crisi che ha portato allo stato di agitazione dei dipendenti.

«L’esposizione dell’azienda - dice in un comunicato il capogruppo di Sicilia Democratica, Totò Lentini - ammonta a circa 1,8 milioni di euro, a fronte comunque di importanti crediti nei confronti della Regione: al riguardo si è rilevato che, pur sussistendo criticità di ordine tecnico-giuridico (connesse all’impiego e rendicontazione di fondi Ue) sul credito di circa 900 mila euro vantato dalla società per i servizi di assistenza tecnica connessi alle misure comunitarie, una parte considerevole della somma potrebbe legittimamente essere erogata, permettendo di tamponare la crisi di liquidità che interessa la società».

«La Regione - aggiunge Lentini - sfrutta solo in minima parte le potenzialità della propria controllata in house: l’assistenza tecnica, ad esempio, potrebbe essere erogata non solo, come attualmente, al solo assessorato all’Agricoltura ed al dipartimento della Programmazione, ma anche in favore di altre strutture regionali che, ad oggi, ricorrono spesso ad appalti esterni. E’ fondamentale rilanciare Sviluppo Italia Sicilia, una società dotata di grandi potenzialità umane e strutturali. Abbandonare l’azienda significa, per la Regione (e quindi per i siciliani tutti), pagare un doppio pegno: privarsi di servizi utilissimi e dover comunque, in quanto socio al 100%, ripianare i debiti generatisi».

Di Sviluppo Italia Sicilia si è occupata ieri anche la Fabi, il sindacato dei lavoratori bancari maggiormente rappresentativo della Sicilia, alla quale fanno capo i lavoratori di questa società. Una rappresentanza della Fabi siciliana, ieri, ha preso parte ai lavori della Commissione Bilancio e Finanze dell'Ars. 

«I 76 lavoratori di questa società - si legge in un comunicato - già da mesi non percepiscono lo stipendio. Malgrado la stessa società sia stata ritenuta strategica dal socio unico Regione nell’ultima Finanziaria regionale, si è appreso che anche per il mese di dicembre i lavoratori passeranno il Natale senza stipendi». 

La Fabi ha convocato, per oggi, 17 dicembre, una riunione dei propri iscritti aperta a tutto il personale per intraprendere eventuali azioni sindacali a tutela dei lavoratori.

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