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Canapa al posto dell’olio di palma per la produzione
La Raffineria green secondo l’imprenditore David Melfa

La Green Rafinery alimentata ad olio di palma non convince l’imprenditore gelese David Melfa. La sua proposta è la canapa, da coltivare nella piana di Gela.Niscemi, che offrirebbe le migliori condizioni climatiche. E lancia all'Eni una sfida: «Ritirerò le mie denunce, se sosterranno il progetto»

Andrea Turco

Di lui c’eravamo già occupati. Dalla Spagna l’imprenditore gelese David Melfa commenta la scelta ecologista dell’Eni e la Green Rafinery alimentata ad olio di palma. «L’olio di palma – sostiene Melfa – non è abbastanza green perché nel nostro caso, dove si vogliono produrre biocarburanti, il problema è che la materia prima arriverebbe a Gela da nazioni lontane dove per questo motivo si stanno disboscando interi territori (la foresta dell’Amazzonia e quelle dell’Indonesia i casi più lampanti, ndr)». Sono gli effetti della globalizzazione: petrolio e gas del e nel territorio verranno estratti per essere lavorati altrove, per importare invece il carburante necessario ai nuovi impianti. Davvero non si potevano trovare altre sostanze, prodotte in loco, per soddisfare le esigenze industriali? Per Melfa la soluzione c’è. 

Solo in apparenza bislacca, più che altro bistrattata nel corso del Novecento. Il suo nome evoca proibizionismo e fumi d’altro tipo: la canapa. Proprio così: l’idea della riconversione può passare dalla celebre foglia a sette punte. «Coltivando la canapa in loco – secondo David Melfa – si incentiva l’agricoltura che può diventare agroindustria. La piana di Gela e Niscemi sarebbe ideale per le condizioni climatiche. Inoltre la coltivazione prevalente di grano e carciofi non è riuscita sino ad oggi a garantire delle filiere produttive convenienti per gli agricoltori e i proprietari terrieri che spesso preferiscono lasciare i campi incolti e attendere le sovvenzioni che lo Stato paradossalmente rilascia per chi non coltiva». 

L’imprenditore gelese ci crede, tanto da aver aperto in Spagna un’impresa, la Sicilcañamo, che si occupa anche di canapa. Gli esempi in questo senso non mancano. Uno su tutti: «In Puglia – racconta Melfa - proprio un’azienda agricola, che aveva dovuto chiudere per la contaminazione da diossina causata dall’Ilva, ha riaperto l’attività impiegando la canapa per bonificare i terreni dai metalli pesanti». Detto altrimenti: con le coltivazioni di canapa si potrebbe non solo soddisfare la richiesta d’energia dell’industria ma anche depurare i terreni fortemente inquinati. «Bonifica e riconversione vanno di pari passo» concorda l’imprenditore. 

Mentre la proposta di una Raffineria alla canapa viene valutata dal Movimento cinque stelle, David Melfa lancia l’ennesimo guanto di sfida all’Eni, dopo la cpontroversia giudiziaria che li vede coinvolti. «In sede di mediazione ho fatto dire dai miei avvocati che sono disponibile a conciliare, perché per me la chiusura del pet-coke è il risultato principale per cui mi sono battuto e beccato la condanna–citazione da un milione di euro che mi ha portato ad emigrare in Spagna. E sono disposto a ritirare tutte le mie denunce, a condizione che sostengano proprio un progetto sperimentale sulla produzione di biodiesel e biometano dalla canapa. Attendiamo risposta». 

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