Ars, oggi il secondo appello del ddl Enti locali: passa la norma sulle donne in giunta

Una seduta complicata, quella per l’approvazione del ddl sugli Enti locali. Un disegno di legge redatto ad aprile 2025 e inviato presto all’Ars dal presidente della I commissione Affari IstituzionaliIgnazio Abbate, relatore e promotore. Messo poi all’ordine del giorno per la presentazione dei relativi emendamenti da parte dei gruppi parlamentari. Eppure arenatosi al momento dell’esame, a causa delle evidenti divisioni all’interno del centrodestra, che hanno caratterizzato l’attività tra le mura dell’Ars per tutto lo scorso anno. Allo stesso modo, la nuova vita del ddl sembra non promettere nulla di buono. Soprattutto perché, ancora una volta, il temuto voto segreto tiene tutti con il fiato sospeso. Argomento che, proprio nella giornata ieri, è stato oggetto di attenzione da parte del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, che lo ha definito «in fase di soluzione entro la fine del mese». Oggi, intanto, si torna in aula per la (sperata) conclusione.

Passa l’articolo 8: la rappresentanza di genere è obligatoria

Nella seduta precedente, dopo un’animata e spesso scomposta discussione, era stato abolito l’articolo 1, quello sui controlli sostitutivi negli Enti locali. E neanche la conferenza dei capigruppo, ieri, è riuscita a sortire una vera mediazione. Specie sui punti più discussi. Tra cui l’articolo 8, relativo alla rappresentanza di genere al 40 per cento nelle giunte comunali sopra i tremila abitanti. Che, però, è stato approvato. «Finalmente la Sicilia si adegua a una norma nazionale – festeggiano le deputate dell’Ars -. È una battaglia vinta dalle donne che potranno partecipare alla vita politica ed amministrativa con ruoli nei governi municipali. Abbiamo spinto molto, unite, al di là degli schieramenti politici, affinché si arrivasse a questo risultato». E sui tempi di applicazione, rimandati al rinnovo delle cariche di sindaco e consiglieri con emendamento a firma della deputata Pd Ersilia Savarino, commentano: «Dispiace, ma già con le amministrative di primavera l’obbligo sarà effettivo».

Clima teso e riscritture per gli articoli 2 e 3

I lavori iniziano poco prima delle 15, presieduti dal vicepresidente dell’Ars, Nuccio Di Paola (M5s). Sotto esame l’articolo 2: la modifica alla normativa regionale in materia di permessi e licenze degli amministratori comunali. L’emendamento del deputato dell’Mpa Giuseppe Geremia Lombardo prevedeva di estendere la norma anche ai presidenti dei gruppi consiliari circoscrizionali. Bocciato con il voto segreto: 22 favorevoli e 33 contrari. Primo goal subito dal governo. Tra il ritiro dei soppressivi e un paio di riscritture, è stato messo in standby. Nuova bagarre in aula nel momento in cui arrivano discussione e voto dell’articolo 3, con le disposizioni su gettoni di presenza e indennità. Per la cui approvazione è stata necessario sostituire un emendamento con una proposta, nonostante le perplessità iniziali di Pd e M5s. Un passo veloce che ha permesso di riprendere in mano la nuova stesura dell’articolo 2, infine approvato.

Il tris di bocciature per gli articoli 4, 5 e 6

Bocciato, invece, con 28 voti contro 24, l’articolo 4, sulla possibilità di corrispondere l’indennità di funzione al secondo vicepresidente del Consiglio comunale. Possibilità che l’interessato può declinare, mantenendo i gettoni di presenza previsti come consiglieri comunali. Analoga fine, 30 voti contro 22, anche l’articolo 5, che prevede l’adeguamento Istat delle indennità negli organi elettivi delle amministrazioni locali. Coup de théâtre, invece, con l’articolo 6: le disposizioni in materia di rappresentanza del presidente del Consiglio comunale. Giorgio Assenza e Salvatore Tomarchio, rispettivamente capogruppo e deputato di Fratelli d’Italia, hanno raccolto la provocazione delle opposizioni, chiedendo la bocciatura unanime dell’articolo. Con voto palese, la misura è stata così soppressa.  

Rinviato l’articolo 7 sul consigliere supplente, passa l’articolo 9

Altre note dolenti – e cruciali – sono arrivate con l’articolo 7, relativo all’introduzione del consigliere supplente. Dopo una discussione particolarmente agitata, da ambo le parti, si è deciso di accantonarlo. Passando avanti e approvando l’articolo 8 sulle quote rosa. Si è proceduto, poi, alla votazione dell’articolo 9: sull’erogazione del contributo agli Enti locali in un’unica soluzione, entro il 30 giugno di ciascun anno. Ma solo dopo aver presentato gli elenchi dei soggetti stabilizzati e l’importo della spesa effettivamente sostenuta nell’anno precedente per le assunzioni. Una norma richiesta a gran voce da Anci Sicilia e che, alla fine, è stata approvata. Arriva, così, l’atto finale di ieri: lo stop ai lavori e il rinvio a oggi. Con buona pace di chi credeva che l’avventura del ddl Enti locali, stavolta, sarebbe stata rapida. Senza fare i conti con una maggioranza di argilla: più disponibile a franare che resistere.


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