Anche in Germania il partito anti Euro

Ormai è un fatto assodato: in tutta Europa sta cresce il malcontento nei confronti dell’euro e della politica economica di una Ue ormai ridotta ad un centro di potere finanziario salva banche. L’ennesima prova arriva dalla Germania, Paese che è il meno indicato a lamentarsi.

Eppure, a sette mesi dalle elezioni federali in Germania, anche a Berlino un nuovo partito contrario alla moneta unica. Si chiamerà “Alternative für Deutschland” e sarà una formazione moderata  europeista ma contraria alla moneta comune.

«L’Alternativa per la Germania appoggerà la dissoluzione dell’Euro a favore delle monete nazionali o di unioni monetarie più piccole», scrive l’economista Bernd Lucke, fondatore del partito, in una sorta di manifesto di fondazione, «si impegnerà contro i pacchetti di salvataggio miliardari. Sarà a favore di una deburocratizzazione e limitazione dell’Unione Europea con la restituzione di determinate competenze agli stati nazionali».

Intanto anche in Francia compare ‘lo spettro’ del referendum anti Ue. La  leader del Front National, Marine le Pen, ha chiesto al presidente francese Francois Hollande di far svolgere un referendum sull’uscita della Francia dall’Unione Europea nel gennaio del 2014, a meno che nel frattempo Parigi non ottenga delle concessioni su “quattro riforme strutturali minime”. Una posizione simile a quella della Gran Bretagna che ha promesso una consultazione sulla fuoriuscita dell’Ue, a meno che non ci sia una correzione di linea nelle politiche europee.

Superfluo aggiungere che il voto italiano è stato un chiaro no alle politiche della Bce. E che le numerose manifestazioni in Europa, lo scorso autunno, contro le politiche di austerità, dimostrano che nel Vecchio Continente l’euroscetticismo è ormai imperante.

“La Germania vuole giocare con i paesi periferici dell’area Euro lo stesso gioco che ha giocato con la Germania Est. Schiacciarli sotto il peso di un cambio eccessivamente forte per poi annetterli e crearsi un serbatoio di manodopera a buon mercato. Gli italiani stanno incominciando a capire la cosa e questo in parte spiega il risultato delle elezioni” dice Alberto Bagnai, docente di politica economica all’università Gabriele D’Annunzio di Pescara  nel corso di una intervista rilasciata a ImolaOggi.it . Il suo libro “Il tramonto dell’Euro” sta contribuendo ad alimentare il dibattito in corso sull’opportunità per il nostro Paese di restare nella moneta unica.

“L’unico rimedio sarebbe quello di di instaurare a livello europeo un atteggiamento cooperativo di riflessione sulla costruzione europea , se la decisione sarà quella di manganellare l’Italia con lo spread, un numero sempre maggiore di cittadini capirà che quello dell’euro è un regime fascista che usa la violenza”.

Vittima eccellente del fascismo dell’euro è la Grecia dove ormai è crisi umanitaria. E proprio dalla Germani arriva l’allarme di un economista serio, Hans Werner Sinn:

«La Grecia deve uscire subito dall’euro, svalutando la sua moneta del 20-30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu». 

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