Almaviva, l’azienda non retrocede sui trasferimenti  Al tavolo ministeriale nuovo strappo coi sindacati

Nulla di fatto all’ennesimo tavolo ministeriale, e per i 154 centralinisti Almaviva di Palermo torna lo spettro del trasferimento in Calabria. E’ l’estrema sintesi dell’incontro che si è tenuto oggi a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Da una parte l’azienda dei call center e dall’altra i sindacati, col governo a fare da intermediario. Un disegno che però è servito a poco. «Non abbiamo raggiunto un accordo e abbiamo trovato al momento un atteggiamento di chiusura da parte dell’azienda – denuncia Antonio Vitti, segretario nazionale Ugl Comunicazioni -. Non si possono far licenziare dei lavoratori da una parte e riassumerli dall’altra senza alcuna tutela». 

Il riferimento è alla proposta di Experia, l’azienda di Molfetta che dovrebbe subentrare alla commessa Enel e che promette di riassumere i lavoratori ma attraverso il Jobs act. In questo modo i lavoratori perderebbero le tutele previste dall’articolo 18, gli scatti di anzianità e i livelli contrattuali già raggiunti da ciascuno con i precedenti percorsi. Le organizzazioni sindacali hanno respinto la proposta, anche in base a ciò che era stato concordato nelle precedenti assemblee coi lavoratori. Da parte propria il governo ha ribadito il proprio impegno sulla questione, con riferimenti al decreto concorrenza da votare in Parlamento al più presto, all’inasprimento del 24 bis e delle relative sanzioni da applicare e alla tolleranza zero in materia di massimo ribasso nelle gare. Stanziati inoltre ulteriori 30 milioni di euro in ammortizzatori sociali per l’anno 2016/2017. Almaviva invece ha nuovamente riproposto alcune soluzioni per il risanamento del conto economico: taglio del costo del lavoro, esodo incentivato, accordi individuali, formazione di riqualificazione professionale, investimenti in tecnologia e innovazione e interventi in materia di democrazia partecipata – aprendo cioè a un modello di partecipazione azionaria dei lavoratori. Idee già note e che i sindacati hanno giudicato al ribasso, sia in termini economici che di diritti.  

Al termine dell’incontro Martina Scheggi, Slc Cgil nazionale ha annunciato che «abbiamo deciso di proclamare uno sciopero nazionale, allargando la mobilitazione a tutte le sedi perché la situazione di Almaviva ricade su tutti i lavoratori e le lavoratrici del comparto».


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