All’università di Catanzaro un docente no global Critiche da polizia e Corriere, la difesa arriva da Messina

È ancora il più venduto quotidiano d’Italia, nonostante la crisi dirompente che da anni funesta la carta stampata. Ed è anche quello con la maggiore influenza sull’opinione pubblica e coi più forti agganci economici e politici. È il Corriere della Sera. Per cui quando il 19 gennaio l’università Magna Graecia di Catanzaro si ritrova in prima pagina, con la prestigiosa firma di Aldo Grasso, il mondo accademico dovrebbe esultare. Solo che il pezzo La cattedra universitaria del no global racconta, con feroce sarcasmo, della cattedra data dall’ateneo calabrese a Francesco Caruso, uno degli esponenti più in vista del movimento no global d’inizio millennio. 

Il giorno dopo Pietro Saitta, sociologo dell’università di Messina, risponde con una lettera in cui si dice «incredulo» e «basito» per i contenuti veicolati da Grasso, anch’egli docente universitario. Sottolineando come sia per lui «la seconda volta nel giro di pochi anni che la polizia interviene in ambito universitario». Prima di entrare nel merito di ciò che scrive Aldo Grasso, conviene partire dall’inizio di una vicenda subito strumentalizzata e ancora non risolta.  

Per farlo abbiamo intervistato Charlie Barnao, ricercatore di sociologia generale all’Università di Catanzaro e soprattutto membro della commissione che ha giudicato Francesco Caruso. «Il corso di laurea di Sociologia ha aperto da due anni – dice Barnao – e ha registrato subito un boom di iscrizioni. Ci sono oltre 600 iscritti, è il corso più numeroso d’Italia. C’è da dire che l’ateneo ha avuto finora la sua sede in un campus, sul modello americano, fuori città. Il nuovo corso di laurea, invece, per via degli strabilianti numeri si trova in uno stabile al centro di Catanzaro, frutto di un accordo tra università e Comune. Per questo motivo Sociologia è il fiore all’occhiello dell’amministrazione». 

«Ad ottobre 2014 – è il racconto del sociologo –  viene assegnata la docenza a Caruso. Qualche giorno fa il presidente del consiglio comunale, Ivan Cardamone (FI), diffonde un comunicato stampa in cui torna sulla questione». Nel quale si legge che «forse sarebbe stato il caso di proporre una figura meno controversa per l’incarico […] considerato che il curriculum politico di Caruso non può non lasciare perplessi». 

A ruota seguono le prese di posizione, contro l’incarico a Caruso, del sindacato di polizia Coisp, prima a livello locale poi nazionale. Da lì alla prima pagina del Corriere della Sera è un attimo. In mezzo c’è pure un’interrogazione parlamentare a firma Sel. 

I sindacati di polizia, gli stessi che si sono macchiati di gesti ignobili come la difesa del dito medio di un agente dopo la sentenza sul caso Cucchi, ricordano che Francesco Caruso è, per sua stessa definizione, «un sovversivo a tempo pieno» e più volte indagato per vari reati. Aldo Grasso ripropone il refrain dei «cattivi maestri» ed ironizza sui titoli accademici di Caruso, definendoli «non granché […]; si vede che in Magna Graecia si accontentano». 

«La cattedra di cui parla Grasso è una docenza a contratto, la più precaria di tutte – spiega Barnao – Si tratta di un corso di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio da 8 crediti, da 2mila 400 euro lordi per 6 mesi. Con prerequisiti altissimi: si chiedevano il dottorato e tre pubblicazioni scientifiche. A queste condizioni ovvio che i candidati fossero pochi. Per questo corso si presentano in due: Caruso ed un altro candidato che non poteva vantare il numero richiesto di pubblicazioni. I verbali sono pubblici per chi vuole verificare». 

Il rettore Aldo Quattrone, nelle interviste rilasciate, ha detto che «la cultura non ha peso politico». Gli studenti si sono riuniti in assemblea per ribadire che «l’università non appartiene ai politici o alle forze dell’ordine». E domani c’è un incontro al Comune tra il sindaco di Catanzaro e gli studenti di sociologia. «Per risolvere i loro problemi, così ha detto il sindaco – commenta ancora Barnao – segno che c’è una confusione di ruoli». Intanto anche il mondo accademico si mobilita con un appello intitolato Per il libero sapere e l’autonomia dell’università che nel momento in cui scriviamo ha raccolto 415 firme in tutta Italia.


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Dopo l'articolo sferzante di Aldo Grasso sul Corriere della Sera, non si placano le polemiche sulla docenza a contratto che l'università calabrese ha stabilito per Francesco Caruso. Il sociologo Charlie Barnao, membro della commissione che lo ha giudicato, racconta com'è andata. A difenderlo è anche Pietro Saitta, dell'ateneo messinese

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