Allarme bomba, procura Catania apre un’inchiesta Telefonata anonima da cabina telefonica di Cibali

Tra le aule e i corridoi del Palazzo di Giustizia etneo sembra che il caos di ieri mattina per l’allarme bomba sia solo un lontano ricordo. Eppure, la procura di Catania ha aperto un’inchiesta per procurato allarme mentre la polizia di Stato, già dalle prime battute, raccoglie materiale per chiudere il cerchio attorno alla persona che, poco prima delle 9, ha telefonato in questura dicendo: «C’è una bomba in tribunale». Un avvertimento, pronunciato da un uomo che – pare – avrebbe tentato di camuffare il suo accento con un altro straniero, al seguito del quale sono scattate le procedure di emergenza per le sedi di piazza Verga e via Francesco Crispi. Sul posto, infatti, sono arrivati in breve tempo i carabinieri, i poliziotti, i vigili del fuoco e una pattuglia della Municipale, quest’ultima chiamata a regolare il traffico, presto andato in tilt in tutta la zona. 

L’evacuazione, a cui ha fatto seguito la perlustrazione – anche grazie all’unità cinofila della polizia etnea – e quindi la bonifica del Palazzo di Giustizia e della sede di Esecuzione civile, è cominciata dai piani superiori dove si trovano gli uffici del personale amministrativo. Allontanati per precauzione, nominalmente, dai carabinieri. I quali, nel frattempo, di concerto con le altre forze dell’ordine impegnate, hanno interdetto l’accesso agli avvocati, ai magistrati e al pubblico sia all’edificio di piazza Verga che a quello di via Francesco Crispi. Solo in un secondo momento, il cordone dei militari è stato aperto ai legali che se ne fossero assunti la responsabilità. Mentre, ad attendere di avere aggiornamenti sull’eventuale presenza di un ordigno all’interno del tribunale c’erano 500 persone, tra professionisti e curiosi, solo in piazza Verga. 

L’allarme è rientrato poco prima di mezzogiorno, dopo nemmeno tre ore. Ma, secondo alcune fonti, la polizia già dalle prime battute avrebbe individuato la cabina telefonica da cui sarebbe partita la chiamata che avvertiva sulla presenza di un ordigno nel tribunale catanese: un apparecchio nel quartiere di Cibali di cui i poliziotti, tramite i loro sistemi, sono stati in grado di risalire all’esatta posizione. È, infatti, nella zona che gli inquirenti starebbero raccogliendo le registrazione delle telecamere di videosorveglianza di attività commerciali o abitazioni privati, oltre che cercando eventuali testimoni. Mistero sulle cause che avrebbero potuto determinare l’episodio al vaglio degli inquirenti. Nella giornata di ieri, lo stesso caso si è registrato pure nei Palazzi di Giustizia di Verona e Monza.


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