Turchia coinvolge Unict per valorizzare l’antica Smirne «Più sinergia tra enti rilancerebbe pure musei siciliani»

Un ponte sul Mediterraneo che collega Catania fino a Izmir, in Turchia, per valorizzare il patrimonio culturale. Il progetto coinvolgerà l’Università etnea impegnata con quella turca nel rilancio del complesso monumentale dell’antica Izmir. L’iniziativa, partita a ottobre e promossa dall’associazione culturale Kentimizizmir, rientra nell’ambito di uno scambio culturale finanziato dall’Unione europea e dalla Turchia. L’ateneo di Catania fornirà supporto nella valorizzazione del complesso monumentale dell’agorà romana di Smirne, l’antico insediamento urbano di Izmir, che dopo Alessandro Magno, nel 300 a.C., è stato ricostruito in epoca classica dall’imperatore romano Marco Aurelio. Il sito è uno scrigno di culture dove, oltre agli uomini dell’antica Roma, sono passati greci, bizantini, turchi e ottomani. Con il trascorrere del tempo, l’antica agorà è stata sempre più inglobata dall’urbanizzazione e adesso ha bisogno di diventare nuovamente una meta di punta per i tanti visitatori che vanno alla scoperta di quel confine che è stata la culla di diversi popoli tra Asia ed Europa. 

Lo scambio culturale ha visto l’unione del dipartimento di Fisica, Informatica e Matematica con il supporto del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), in modo da mettere disposizione dei colleghi turchi i progressi fatti nel campo della ricerca archeologica, turistica e tecnologica fatti negli ultimi anni. «A fine novembre abbiamo organizzato dei workshop a distanza rivolti proprio a questa delegazione turca, mentre dal 12 al 17 dicembre abbiamo li abbiamo ospitati con incontri in presenza», spiegare a MeridioNews Pietro Militello che, oltre a essere docente di Preistoria del Mediterraneo alla facoltà di Beni culturali, è anche il coordinatore del dottorato in Scienze per il Patrimonio e la Produzione. «Io stesso ho voluto che a organizzare tutto il progetto fossero gli stessi dottorandi – continua Militello – Abbiamo coinvolto diverse facoltà del nostro ateneo perché la valorizzazione del patrimonio archeologico passa da diverse discipline: da quelle umanistiche a quelle matematico-scientifiche». 

Nel corso degli incontri dello scorso ottobre, sono state illustrate le nuove tecnologie applicate all’archeologia: ovvero nuovi metodi di comunicazione digitale che permettono ai musei di coinvolgere il visitatore sia attraverso dei computer che tramite la realtà aumentata o con le ricostruzioni 3d. «Queste tecnologie permettono di poter riprodurre l’ambiente anche attraverso ologrammi – aggiunge il docente – Oltre a questi strumenti, abbiamo avuto modo di parlare dei macchinari che i nostri dottorandi hanno progettato: dispositivi che ci indicano, per esempio, la periodizzazione di un bene, oppure ci dicono se un edificio è al collasso e come intervenire senza metodi invasivi». Le facoltà di Matematica e Fisica, insieme al Cnr, hanno poi organizzato dei serious game. «Dei quiz utili a chi partecipa per ricevere conoscenze – spiega Militello – Sono dei nuovi metodi di apprendimento, che però si scontrano anche con i costi elevati: durante il workshop, infatti, abbiamo parlato di sostenibilità economica, perché spesso non è facile per un ente sostenere queste spese». 

La rappresentanza turca è stata ospitata dall’Università etnea per un tour che ha compreso diversi siti dove sono attuate modalità itineranti di valorizzazione turistica. Gli ospiti hanno conosciuto la realtà di Officine Culturali, che al Monastero dei Benedettini di Catania si occupa di organizzare le visite guidate, la Badia Lost of Found di Lentini, il Farm Cultural Park di Favara e l’ecomuseo dei Cinque Sensi di Sciacca.  «Nella Badia di Lentini una serie di murales ha ridato vitalità al sito – spiega il docente – Mentre a Favara e Sciacca abbiamo mostrato le bellezze dell’ecomuseo, dove il sito d’attrazione diventa lo stesso territorio, con le tradizioni, gli edifici e le specialità del posto. Nel caso dell’agorà di Smirne c’è bisogno – va avanti Militello – che il sito metta a disposizione del visitatore un percorso definito che può essere costruito attraverso questo scambio». Nuove modalità di rilancio del beni culturali proposte dall’Università di Catania che però in Sicilia non sembrano avere attecchito, considerato quanto detto da Nello Musumeci pochi giorni fa, quando il presidente della Regione ha definito i musei siciliani «più tristi dei cimiteri di notte». 

«Musumeci ha in parte ragione – conclude Militello – Ma, come dimostra questo progetto con la Turchia, ci auguriamo che in Sicilia si punti sempre più sulla sinergia tra Università e istituzioni: una collaborazione è importante. Stavamo iniziando su questa strada, ma il Covid ha rallentato tutto. Non soltanto per una questione di competenze ma anche per venire incontro agli investimenti di cui hanno bisogno molti siti: queste nuove tecnologie che abbiamo presentato, per esempio, hanno bisogno di investimenti per essere acquisite. In questo senso i fondi del Pnrr potrebbero giocare un ruolo fondamentale». Intanto è previsto per il prossimo marzo, restrizioni Covid permettendo, un viaggio in cui dottorandi e docenti di Unict saranno ospitati in Turchia per visitare Izmir.


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