Biancavilla, lite giudiziaria rallenta la bonifica della cava Guerra di ricorsi e restano fermi oltre 15 milioni di euro

«Con l’inizio della primavera il cantiere potrebbe finalmente aprire». Un anno dopo la previsione, rivelatasi errata, il sindaco di Biancavilla Antonio Bonanno resta fiducioso sull’avvio della bonifica di monte Calvario. Il promontorio è il simbolo della minaccia principale di chi vive da queste parti: la fluoroedenite. Il minerale cancerogeno è contenuto nei materiali rocciosi con cui nel secolo scorso sono state costruite le opere pubbliche e gli edifici privati. I rischi legati al suo utilizzo e la correlazione con la comparsa del mesotelioma pleurica sono stati certificati negli anni Novanta, ma ancora oggi la bonifica del territorio è lontana dall’essere completata

Da anni ci sono oltre 15 milioni di euro che attendono di essere spesi per rendere innocuo il monte sfruttato in passato come cava. I lavori sono andati a gara già nella primavera dello scorso anno, ma 18 mesi dopo attendono ancora di essere aggiudicati. Il motivo sta nei ripetuti passaggi compiuti dai verbali della commissione giudicatrice all’interno delle aule della giustizia amministrativa. A pronunciarsi sulla procedura sono stati, per ben due volte, sia il Tar che il Cga. Due volte come i ricorsi presentati dalle imprese che si contendono l’intervento: da una parte la Jonica 2001 di Giarre con l’ausilio del consorzio Research; dall’altra le imprese Rem, la cui proprietà è di Daniela Pisasale, la donna coinvolta insieme al compagno Emanuele Caruso nell’indagine sulle mazzette a Bellolampo, la pisana Teseco Bonifiche e la Fratelli Gentile, ditta di Casoria, in provincia di Napoli.

Graduatoria alla mano, a ottenere il punteggio più è alto furono Jonica 2001 e Research. Tuttavia, il mancato inserimento di quest’ultima nell’albo nazionale dei gestori ambientali ha portato la commissione di gara, nel 2020, a escludere le due ditte dalla gara. A quel punto la Jonica si è rivolta al Tar, sostenendo che per partecipare alla gara bastava soltanto la propria iscrizione all’albo. I giudici di primo grado le hanno dato torto, mentre in secondo grado, il Cga, ha ribaltato il verdetto portando la commissione a reintegrare le due ditte, la cui offerta nel frattempo era risultata la più vantaggiosa. Quando tutto sembrava definito e all’orizzonte si intravedeva la firma del contratto tra il Comune di Biancavilla e le ditte che avrebbero dovuto eseguire le opere di bonifica di monte Calvario – la cui pericolosità è stata riscontrata in Italia soltanto sul monte Somma, a Ercolano (Napoli) – gli atti di gara sono tornati nuovamente in tribunale. 

Stavolta a rivolgersi ai giudici sono state Rem, Teseco e Fratelli Gentile. Le tre società hanno messo in discussione la capacità di Jonica 2001 di eseguire lavori specializzati come quelli richiesti per rendere innocua la fluoroedenite, sottolineando che la «carenza di iscrizione alla Camera di Commercio per attività inerenti all’oggetto dell’appalto». Il rilievo è stato accolto dal Tar che, citando un pronunciamento del Consiglio di Stato, ha affermato che «l’oggetto sociale viene così inteso come la misura della capacità di agire della persona giuridica, la quale può validamente acquisire diritti ed assumere obblighi solo per le attività comprese nello stesso». I giudici amministrativi di primo grado hanno sottolineato come nel caso di Jonica, nonostante l’iscrizione all’albo nazionale dei gestori ambientali, nella visura camerale «non figura anche la realizzazione delle opere di bonifica».

Com’era prevedibile Jonica ha scelto di ricorrere al Consiglio di giustizia amministrativa. Qui, però, i giudici di secondo grado hanno rigettato la richiesta di sospensione cautelare fissando per il 12 gennaio l’udienza per la trattazione del merito. «Ritengo che sia molto probabile che fino a che non sarà messa definitivamente la parola fine a queste controversie il contratto non verrà stipulato – commenta a MeridioNews il primo cittadino di Biancavilla -. A prevedere queste possibilità è la legge, quindi non si può fare altro che attendere. Io confido che tutto possa essere risolto entro marzo, per poter partire con le prime attività propedeutiche alla messa in sicurezza di un’area che continua a rappresentare una minaccia per la salute dei cittadini». Stando al bando di gara la durata massima dei lavori è di tre anni e mezzo. Le due contendenti in sede di offerta hanno presentato una riduzione nella esecuzione delle opere di almeno il 45 per cento.


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