Visti da voi, a teatro la storia di Colapesce Il pescatore che sorregge la Sicilia

Si metta subito in conto che chi scrive non si trova a suo agio con la tragedia in dialetto siciliano, per quell’apice di esagerata protrusione che c’è sempre, quasi una punta d’ernia che per assecondarla, bisogna inclinarsi. Dunque, quando al mio segnale di attenzione, dalla redazione hanno risposto «perché invece non scrivi qualcosa tu?», mi è sembrato come dire, visto che guidi la macchina, perché non scrivi un pezzo di tecnica sulla trazione?

In effetti, questo spettacolo, che ho visto prima di segnalarlo, mi ha lasciato la schiena dritta fino alla fine, tanto dritta che, non avendo alcun dolore al fianco, mi ha permesso di usare le mani per applaudire a più riprese i ventidue attori sul palco, che a volte ci sono stati tutti insieme. Così ci provo, e vi dico di non lasciarvi scappare questo Colapesce – The musical, che andrà in scena tutti i fine settimana di giugno alla sala De Curtis del teatro Guido Leontini di Catania.

La trazione della macchina è di Salvo Leontini, figlio di Guido (attore catanese che ha recitato con Enrico Maria Salerno e Turi Ferro, e al cinema anche con Fabio Testi e Charles Bronson) regista enorme, non solo di stazza, e meticoloso, come tutti i giganti. Le musiche originali sono di Aldo Leontini, fratello maggiore, che torna sul palcoscenico dopo più di vent’anni di assenza con pezzi di bravura totale. Poi c’è Cinzia Toro (moglie di Salvo, per inciso), mamma di Nicola, detto Cola che preferisce il mare a tutto, anche alle ricchezze del re, alla sua corona e all’amore della sua amata. Cinzia si fa male sul serio, cadendo sul palco, e piange sul serio sotto le luci, ma non per i lividi alle gambe. Ma il suo grido straziante, «Colaaa!», rivolto al mare che lo faccia tornare, non punge, scava. Ecco perché si sta dritti!

Poi c’è Pietro Coco, pescatore e padre di Cola, che insegna mentre recita. E ancora il perfetto cantastorie in calzamaglia rossa (Emanuele Pavone), re Federico II di Svevia interpretato dal simpaticissimo Massimo Riggio, che parla in dialetto e strappa l’approvazione perfino dei ragazzini in sala, e la regina, esatta, con la figlia, splendidamente brutta e stupida come si conviene nelle migliori famiglie, e il consigliere del re, gay ante-litteram. E infine lui, Nicola di Messina, detto Cola, vestito di alghe e reti da pesca (ottimo lavoro in generale della costumista Rosy Bellomia), che cavalcando la sua passione si prende il lusso di deridere le proposte del re. Giuseppe Giusa, che lo interpreta, pare non reciti affatto fino alla fine, alle lacrime della sua amata (Cristina Cassone), che alla domanda della gente «Ma Cola è morto o non è morto?», fa un cerchio perfetto, il punto esatto, e risponde che Cola sarà sempre vivo e che la Sicilia avrà sempre bisogno di Colapesce e della sua passione per questa terra sopra ogni cosa. Colapesce è in fondo al mare e regge la terza colonna della Sicilia, forse la nostra terza faccia, quella che viene dopo il sorriso e la rabbia, la voglia di non cedere e crederci ancora, nonostante tutto.

Ecco gli altri attori della compagnia Chi è di scena: Giuliana Bella, Ornella Sciacca Bottino,Guglielmo Catanzaro, Diana Curcuraci, Cristina Giarmanà, Linda Guarnaccia, Rossella Mirci, Max Parisi, Anna Patanè, Sabrina Patanè, Nino Pennisi, Giuseppe Rapisarda, Alex Scaffidi, Emanuele Schiocca, Antonio Ventrella, Orazio Ventrella.

Lo spettacolo ricomincia, mettiamo in folle e applaudiamo! E pensare che esattamente nel giugno di trent’anni fa, il mio primo pezzo su La Sicilia fu di tecnica automobilistica…


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