Covid-19, estetiste siciliane in rivolta contro chiusura «Barbieri aperti? Frutto di discriminazione di genere»

La depilazione del viso e del corpo di una donna non sarebbero da eguagliare alla necessità per gli uomini di farsi la barba. I due tipi di trattamenti non vengono equiparati alle esigenze essenziali di cura e di igiene della persona. A sostenerlo è l’Avvocatura dello Stato come denuncia Confestetica che ha già impugnato i Dpcm del 3 novembre, del 3 dicembre e per ultimo quello del 14 gennaio 2021, con cui è stata disposto la chiusura dei centri estetici in zona rossa, ma hanno lasciato aperti i barbieri e i parrucchieri. «Non riusciamo a capire come sia stato possibile accettare una decisione simile», afferma Pierfrancesco Laudani, delegato regionale di Confestetica, associazione nazionale di categoria delle estetiste con 22mila iscritti, che rappresenta oltre 80 mila professioniste del settore in Italia.

L’opinione dell’Avvocatura dello Stato ha travolto come un’onda un intero settore che ha deciso di far sentire la propria voce. Così in Sicilia Laudani ha creato un gruppo, Estetiste Professioniste Sicilia,  che in poche ore ha raggiunto duecento adesioni di professioniste e titolari di centriestetici dell’isola. «L’obiettivo di questo gruppo è proprio quello di difendere ma soprattutto riabilitare la figura dell’estetista da sempre denigrata e svalutata dalle leggi italiane e dulcis in fundo dal nostro governo», denuncia piccata Leila Rizzo, estetista professionista messinese, coordinatrice per la provincia peloritana del gruppo. E come lei la pensano anche Letteria Munafò e Annamaria Consiglio dalla città dello Stretto. Al coro di dissenso si sono unite da Palermo Katia Di Paola, da Agrigento Giovanna Mancuso, da Castellamare del Golfo Giovanna Rizzo, da Caltanissetta Ottavia Miraglia e Maria Vullo, da Trapani Gabriella Amedeo, da Vittoria Grazia Consolino, da Palermo Valeria Parlatore, da Catania Agata Pellegrino, da Ragusa Debora Valerio e Vera Belfiore da Avola.

«Volete sapere il vero motivo estetiste chiuse, barbieri e parrucchieri aperti?», dice il segretario di Confestetica Roberto PapaSi tratta di discriminazione di genere. Le donne non hanno diritto alla loro igiene personale, gli uomini sì». Spiega poi come durante l’udienza, l’avvocatura dello Stato a sostegno del provvedimento di chiusura abbia «affermato che i centri estetici sono delle attività molto peculiari dove spesso c’è una commistione con delle attività poco chiare e dove spesso si esercita anche la prostituzione». Affermazioni che hanno spinto il presidente del Tar Antonino Savo Amodio ad intervenire «ammonendo fermamente l’avvocato dello Stato».

Il Presidente del Tar ha rinviato la sentenza al 10 febbraio in giuria collegiale «per dare una seconda possibile più credibile e ammissibile a questi avvocati che definire sessisti, maschilisti e irrispettosi per il genere femminile è – conclude Laudani – un eufemismo».


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