Franco Battiato e le «troie in Parlamento» Analisi di un «perbenismo imperante»

Cari vertebrati,

sono scandalizzato.

E per ragioni simmetricamente opposte a chi ha deciso di metter fine all’assessorato di Franco Battiato.

Cosa ha scatenato il putiferio? Un incontro a Bruxelles in cui il cantautore ha asserito che: «Ci sono troie, in giro, in Parlamento, che farebbero di tutto; dovrebbero aprire un casino».

E da qui proteste risentite delle donne che hanno tacciato il musicista di essere sessista, misogino, e chi più ne ha, più ne metta. La Repubblica (almeno la versione on line) sostiene che la frase sarebbe stata rivolta alle parlamentari. Ma ormai, sempre più frequentemente, il giornale di Mauro fa disinformazione; quindi il fatto che un giornalista sia saltato a queste conclusioni non mi stupisce affatto.

Allora, dato che di pedanteria, in questo caso, si tratta, vojo fare il pedante anch’io. Come? E’ facile. Ogniqualvolta si vuole essere pedanti, si fa ricorso al dizionario; e per questioni di sacralità mi rifaccio a quello della Treccani.

Troia s. f. [lat. mediev. troia, forse voce espressiva che imita il grugnito del maiale]. –

1. La femmina del maiale, spec. con riferimento a quella destinata alla riproduzione; è sinon. pop. di scrofa (ma sentito in genere come volg.)

2. fig., spreg. Puttana, soprattutto come insulto. ? Dim. troiétta e troiettina; accr. troióna e anche troióne m.; pegg. troiàccia (tutti quasi esclusivam. in senso fig.).

Bene; andiamo con ordine.

Nel 1991 esce la canzone del cantautore siciliano Povera patria; eccone uno stralcio:

Nel fango affonda lo stivale dei maiali!/ Me ne vergogno un poco, e mi fa male/ vedere un uomo come un animale.

Quando fu pubblicata, anche se Battiato non ricopriva ancora nessun ruolo istituzionale, ji uomini non insorsero. Non dissero: Perché solo i maiali; le scrofe dove le mettiamo? Perché questa accezione esclusivamente maschile? Perché non dice di vergognarsi anche delle donne ridotte come bestie?

Fu considerato, invece, un brano splendido: pieno di sacro furore civile. Concordo.

Andiamo avanti.

Nel 2009 Battiato pubblica Inneres Auge. Il testo recita così: Non ci siamo capiti/ e perché mai dovremmo pagare/ anche ji extra a dei rincojoniti?/ Che cosa possono le leggi/ dove regna soltanto il denaro?/ La giustizia non è altro che una pubblica merce/? di cosa vivrebbero/ ciarlatani e truffatori/ se non avessero moneta sonante da gettare tra la gente?

Ora ridurre Battiato a un essere volgare è come sostenere che Michelangelo fosse un pessimo scultore. E il moralismo, in questo Paese, è sempre disgustoso. Quindi l’ottimo Crocetta, risucchiato dal finto perbenismo imperante, ha deciso di revocare l’incarico all’artista, sostenendo che chi insulta il Parlamento, offende l’intera nazione.

La cosa è risibile. L’unica cosa onorevole è la verità, e la verità ci racconta di parlamentari prostituitisi per denaro. La frase di Battiato era chiaramente rivolta a chi detiene il potere solo per esercitare un commercio sordido e mafioso.

Quindi ha detto ciò che è sotto ji occhi di tutti. Non c’è, in quella frase, la minima intenzione di ferire il gentil sesso: è così chiaro che mi sembra assurdo doverne scrivere.

Battiato è uno di quei cantautori che non utilizza mai le parole a caso. Le medita. Le ricrea. A volte cade nella maniera.

Per dire, quando scrive che «ciuffi d’isotopi in mano/ passeggio tra le particelle dei miei atomi/ nuclei, pulsari, neutroni e quasari/ il mondo è piccolo, il mondo è grande/ e avrei bisogno di tonnellate d’idrogeno», ti viene il dubbio che stia un po’ esagerando; pur nell’ironia.

Ma Battiato è un intellettuale; e mi pare che, ai più, abbia fatto buon gioco travisarlo. Come al solito non si è guardato alla sostanza dell’affermazione, si è rimasti in superficie.

L’Italia preferisce chi dice cribbio, e deruba, umilia, compra, e vende il Paese, piuttosto che chi dice troia, e fa arte.

E dona arte.

[Leggi il post sul blog Del mio mejo di Sergio Salamone]


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